Il bello del vento

“Uno stupro del territorio” secondo Vittorio Sgarbi. “Un aggressione al paesaggio” secondo l’ex ministro Giuliano Urbani. Dibattito sull’eolico.

Il più ostinato ad andare controvento – è il caso di
dirlo – è Carlo Ripa di Meana, commissario Cee all’ambiente
in era craxiana, già portavoce dei Verdi e presidente
della gloriosa associazione Italia Nostra: “È in corso un
attacco al paesaggio italiano. Chiediamo di incontrare Napolitano,
a cui esprimeremo la sofferenza inflitta a un bene
costituzionalmente tutelato” proclamava quest’estate a margine del
convegno a Roma ‘La speculazione dell’eolico, palazzinari
dell’energia’. E concludeva: “Tra le 25mila torri eoliche e le
centrali atomiche, la scelta è ‘no’ alle 25 mila torri”.

In tutto il mondo invece l’energia del vento impazza. Con oltre
200.000 occupati nel mondo e un fatturato di 20 miliardi di euro,
è l’energia rinnovabile cresciuta di più lo scorso
anno. La Harvard University di Boston afferma che una rete di
turbine entro i soli confini statunitensi basterebbe a coprire 40
volte il consumo globale di elettricità.

Pochi hanno da ridire sull’estetica delle turbine, anzi. In
Svizzera organizzano gite scolastiche sul monte Juvent, sede di una
delle più maestose installazioni di turbine in Europa. In
Danimarca un tour operator organizza giri in barca intorno ai
suggestivi parchi eolici off-shore del Mare del Nord, tra queste
lente eliche roteanti nell’azzurro confuso del mare e del
cielo.

L’Italia è al sesto posto mondiale come produttore e ha
appena scavalcato la Francia. In quattro anni, secondo uno studio
della Bocconi, la capacità degli impianti eolici nostrani
è triplicata. Data l’esposizione al vento, i terreni
collinari sono i più vantaggiosi, ma alcuni la vedono come
una deturpazione.

Un impianto è composto da venti o trenta pali d’acciaio alti
fino a 50 metri con in cima un rotore di oltre dieci metri di
diametro. Le prime proteste datano 2002, con i primi lavori per
impianti eolici nel parco della Maiella, nel Sannio, nell’Alta
Murgia e sui Monti Sibillini.

Sono sempre di più anche le voci in difesa del vento. Il Wwf
nota che “ci sono aree dismesse, colline disboscate e alture
solcate da elettrodotti dove le pale eoliche migliorerebbero il
paesaggio”.

Per il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza è
una questione di modernità: “Cent’anni fa c’era chi voleva
smontare la Tour Eiffel, dicendo che era brutta”.

Replica anche Gianni Silvestrini del Kyoto Club: “Le installazioni
sono perlopiù in aree rurali e montane, non utilizzate
né a fini agricoli, né per il pascolo”.

Ermete Realacci, leader ambientalista e ora presidente di Symbola,
la Fondazione delle qualità italiane, si dice convinto che
“una fila di pale eoliche possa addirittura dare un arricchimento
estetico”.

“È una visione ottusa quella secondo cui le turbine eoliche
siano brutte, antiestetiche – rincara la dose Marco Roveda, patron
di LifeGate – e dire che il paesaggio sarebbe più bello
senza le pale eoliche è come dire che un corpo nudo sia
meglio che vederlo con un cappotto, protetto dal freddo. Siamo
obbligati a proteggerci dal freddo in inverno, così come lo
siamo a produrre energia”. Il fondatore dell’impresa nata per
diffondere qualità della vita conclude: “È solo un
problema di apertura mentale, un peccato di presunzione culturale,
che denota ancora una mancanza di consapevolezza”.

La pensa così anche il pilota Carlo Durante, che
quest’estate ha volato in aliante per 2.200 chilometri su tutta la
penisola scattando fotografie aeree degli impianti a energie
rinnovabili: “Le turbine mi hanno dato l’idea di maestosi,
amichevoli giganti che lavorano per noi”.

La sensibilità degli artisti può darci un ulteriore
orientamento. Piero Pelù, intervistato da Claudio Vigolo sul
tema, ha seccamente risposto: “D’istinto, quando vedo una pala
eolica mi viene da tirare un sospiro di sollievo. Ma è buffo
vedere come qui in Italia, che è il paese dell’abusivismo
selvaggio, siano proprio gli italiani adesso a lamentarsi
dell’estetica di una pala eolica”.

“Io non le vedo brutte – ha dichiarato Fiorella Mannoia a LifeGate
Radio – vogliamo confrontarle con le rovine dell’inquinamento?
Siamo un paese meraviglioso, che è già stato
massacrato. Ma pensiamo davvero che le pale eoliche siano lesive
dell’ambiente? È lesivo per l’ambiente l’uso smodato del
petrolio, quando potrebbero finalmente concentrarsi e investire
sulle energie alternative”.

I maestri sono al lavoro per renderle sempre più belle.
Philippe Starck ha presentato al Milan’s Greenergy Design show del
2008 una splendida turbina eolica domestica con lo slogan
“democratizziamo l’ecologia”. Renzo Piano è stato chiamato
per l’impianto eolico che sorgerà sulla diga foranea di
Voltri, nella sua Genova: “Penso che le pale debbano muoversi come
ali di libellula, dare un’idea di leggerezza e trasparenza”.

Forse, ogni polemica si cancellerà con un tratto di matita,
in un soffio. Di vento.

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