Equilibrio: il gioco della vita

Condizione fra le condizioni, l’Equilibrio che la via dell’Etere insegna

Nell’interdipendenza vive un profondo equilibrio: essa è
puro equilibrio. Il non riconoscimento della natura, il non
riconoscimento dell’integrazione dei popoli che abitano il nostro
pianeta, l’opposizione alle leggi che lo sostengono, crea
squilibrio profondo. E la specie più a rischio siamo proprio
noi umani, più dei parassiti che stiamo distruggendo. Questi
anzi sono molto forti, anche se vengono uccisi; noi moriamo per la
chimica assai più facilmente.
Un grande maestro diceva: “Prima cosa che devi fare, non essere mai
ossessionato dalla ricerca dell’equilibrio. Mai. Non preoccuparti
dell’equilibrio, preoccupati sempre di cercare lo squilibrio.
Perché il tuo grande maestro è lo squilibrio.” Allora
la vita prende subito un aspetto molto diverso. Basta pensare alla
malattia: quante volte buttiamo via una grande opportunità
come lo squilibrio, come una malattia, che ci sta sempre insegnando
qualcosa? Poi passa, diciamo, ma cosa passa? Passa il tempo e non
è servito a niente.

L’equilibrio, inoltre, non è mai fisso, non mi permette di
dire: “Adesso sono in equilibrio; non mi toccate, non respirate
forte, non mi squilibrate, se no lo perdo. C’è chi è
maniaco dell’equilibrio fisico, ad esempio: se mangia qualcosa in
più, pensa: “No, poi sono fuori posto”. A queste persone
succedono spesso o grosse malattie o incidenti: venticinque anni
per avere la colonna eretta, precisa e, all’improvviso, basta un
secondo all’incrocio. Una vita troppo equilibrata, ti fa cadere
nello squilibrio, è inevitabile.
La vita è una danza. E’ nataraja, lila, gioco. Posso
percepire l’equilibrio proprio perché mi nuovo nello
squilibrio. Allora, il “cadere da un equilibrio all’altro”
può condurre a riconoscere questa particolare condizione
estremamente dinamica. L’importante è, appunto, non
soccombere badando, al contempo, di non fissarmi su un determinato
aspetto, preoccupato di difendere unicamente la mia importanza
personale.

Consapevole che l’equilibrio può essere protetto ma non
difeso, metto in gioco la mia stessa conquista. Grazie a questo
“sacrificio di sé”, l’equilibrio mi porta a conoscere gli
opposti, attraversarli, imparando a dribblare fra di essi, senza
inchiodarsi nell’aurea, quanto arida, “via di mezzo”.
Questa è la meraviglia dell’equilibrio: se vuoi capire
l’equilibrio, devi avere molto rispetto dello squilibrio. Passare
da un equilibrio all’altro, sacrificare il proprio equilibrio,
comprendere il “mezzo” proprio perché lo attraversi. La via
non è stare in equilibrio nel mezzo, ma percepire “quando”
sono nel mezzo, “dove” è il mezzo; che non è mai in
questo o in quello, ma è dentro di me.
La “via di mezzo” è libera: libera di passare da un
equilibrio, o da uno squilibrio, all’altro ma, soprattutto, libera
di stare in alleanza col “suo” mezzo, col “suo” equilibrio.
Si può comprendere meglio l’equilibrio nella via dell’Etere,
studiando le altre quattro vie, nel grado dell’Umano Evoluto:
comprensione, ringraziamento, devozione, non attaccamento.
Equilibrio è movimento continuo, continua
trasformazione.

Loredana Filippi

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