Biologico

Equo Bio, un successo solare

I prodotti bio ed equosolidali sono distribuiti in 3.200 ipermercati, supermercati e negozi in tutta italia. Nuovi marchi, campagne pubblicitarie e spazi dedicati.

Il 40% dei prodotti equosolidali confezionati (e la totalità
dei freschi) sono bio. In Italia sono ormai quasi 3.200 gli iper ed
i supermercati, i market, i negozi e le botteghe, specializzati e
non, che distribuiscono prodotti del commercio equo e solidale
realizzati con metodo biologico. Banane, caffè, zucchero,
tè, succo d’arancia, cioccolata “eticamente corretti” – per
citare solo i prodotti più noti realizzati nel Sud del mondo
in modo sostenibile dal punto di vista economico, sociale ed
ambientale – stanno sposando l’agricoltura biologica e fanno il
loro ingresso nelle più grandi catene di supermarket.

A fotografare l’avanzata nella grande distribuzione del “tandem
bio&equo” sono TransFair/Fairtrade, il marchio di garanzia del
Commercio equo e solidale, e ICEA (Istituto per la certificazione
etica e ambientale), il principale organismo italiano di
certificazione dei prodotti biologici. ICEA, nelle scorse
settimane, ha fatto il proprio ingresso nel consorzio
TransFair/Fairtrade, che raccoglie organizzazioni come le Acli,
l’Arci, Mani Tese, Save the children, Unicef, Movimondo, Movimento
consumatori, Associazione Consumatori. “L’obiettivo – dichiara il
presidente dell’ICEA, Nino Paparella – è riuscire a premiare
le iniziative a forte valenza etica e sociale: dalla certificazione
dei prodotti etici a quella della responsabilità sociale
all’interno dell’organizzazione produttiva e commerciale, fino alla
certificazione di iniziative di grande impatto etico-ambientale
promosse dalle aziende a vantaggio di organizzazioni esterne”. In
definitiva, ha spiegato Paparella, il tentativo di ICEA è
quello di riuscire a integrare le diverse certificazioni emesse e
la certificazione etica, ad esempio sostenendo progetti come il
SASA (Social Accountability in Sustinable Agriculture), che punta a
integrare in un unico modello quattro differenti schemi di
certificativi riferibili alla responsabilità ambientale
(agricoltura biologica) e a quella sociale (SA 8000 e commercio
equo).

Il marchio TransFair compare sui prodotti di 340 organizzazioni di
agricoltori che rappresentano 400 mila aziende e circa 1 milione di
famiglie di lavoratori in 39 paesi dell’Africa, dell’Asia e
dell’America Latina. Oggi in Italia i prodotti equo-solidali sono
distribuiti in 4.000 punti vendita, compresi i supermercati e i
negozi convenzionali. Il consumo di prodotti equi certificati
è passato dai 3 milioni di euro del 1995 ai 7 milioni
raggiunti nel 2002, con una crescita media annua del 20 per cento,
ed i licenziatari del marchio hanno toccato quota 25. Solo nel
primo semestre del 2003 le banane importate a condizioni
equosolidali ammontano a 400 tonnellate (questo prodotto si avvia
diventare il primo per volume di vendite). A livello
internazionale, tutti i produttori aderenti a Flo (Fair Trade
Labelling Organisations, il coordinamento internazionale dei marchi
di garanzia, che unisce TransFair ed altri 16 marchi che operano in
Europa, Stati Uniti, Canada e Giappone) fanno produzione integrata
e sono stimolati a convertirsi al biologico. “Realizzare prodotti
biologici nel Sud del mondo – ha dichiarato Paolo Pastore,
direttore di TransFair Italia – significa sottrarre i produttori
dalla dipendenza dalle multinazionali della chimica agricola,
assicurando loro maggiore libertà. E al tempo stesso
è il modo migliore per garantire davvero ai consumatori la
qualità dei prodotti”.

È vero che nei paesi in via di sviluppo il rischio di
contaminazioni da fitofarmaci e anticrittogamici è
estrememamente forte: l’uso di prodotti velenosi in questi paesi
è a volte indiscriminato, in assenza di controlli, e si
ripercuote sulla salute dei lavoratori e nel rischio di prodotti
malsani e di noi acquirenti finali.

Il commercio equosolidale, sposando il biologico, contribuisce ad
uno sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni di scambio,
assicurando i diritti dei produttori e dei lavoratori svantaggiati,
specialmente nel Sud del Mondo.

Una catena di supermarket ha lanciato, prima in Italia, una
campagna pubblicitaria sul tema della doppia certificazione:
“Regala un sorriso”, ed è di pochi giorni fa la notizia
dell’ultimo prodotto equo&bio in arrivo in Italia, un
caffè distribuito con una proivate label: secondo la
catena di alimentari bio, è “il primo di una serie di
importanti iniziative per diffondere sempre di più il
commercio equo e per offrire l’opportunità ai propri
consumatori di acquistare un prodotto che rispetta l’ambiente,i
diritti dei lavoratorie promuove la solidarietà”. Non
è poco, in una tazzina di caffè.

Stefano
Carnazzi

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