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Lester Brown: “L’entusiasmo del cambiamento”

Qual

Lester Brown è uno dei massimi esperti di problemi
ambientali al mondo. La redazione di LifeGate lo ha incontrato a
Milano, alla sede di Edizioni Ambiente, durante la presentazione
del suo ultimo libro, Piano B 3.0. Ecco come risponde alle domande
poste da Stefano Carnazzi, Simone Molteni, responsabile del
progetto Impatto Zero®.

Lei afferma che, per cambiare la situazione climatica,
dobbiamo cambiare il paradigma energetico attuale. Quali
cambiamenti sociali ci attendono?
Negli Stati Uniti, un
anno fa, il dipartimento dell’energia ha pianificato la costruzione
di 151 nuove centrali a combustibili fossili.
Più di 60 di quegli impianti non sono stati costruiti, o
perchè l’agenzia statale per la regolamentazione non li
avrebbe approvati, o perchè c’era una forte opposizione
locale.
Entro la fine di quest’anno, potremo avere una moratoria sulla
costruzione di nuove centrali a carbone negli Stati Uniti.
E’ un’importante mossa politica, avvenuta così velocemente che
anche molti americani ne sono rimasti sorpresi.
Questo ha fatto sì che quattro importanti banche investitrici
di New York, JP Morgan, City Bank, Morgan Stanley e Bank of America
abbiano dichiarato di non voler più investire in questo tipo
di industrie.
Wall Street sta girando loro le spalle.
La cosa interessante in questa faccenda è che si è svolta
in modo interamente indipendente dalle direttive di Washington, e
le persone che hanno organizzato questo, coinvolgendo anche i
giovani, si sono organizzate spontaneamente.
Non dicono “questo è quello che vogliamo fare”, ma “questo
è quello che stiamo facendo”.
E’ uno dei risvolti più entusiasmanti della situazione
mondiale di oggi.
Se abbiamo successo con questa moratoria, avrà un enorme
importanza in tutto il mondo e potrebbe essere la prima grande
vittoria nella lotta per il clima.

In questo momento, il governo appena insediato parla di
costruire nuove centrali nucleari in Italia. Qual è la sua
opinione in proposito?

Quando esaminiamo una risorsa energetica, in particolare il
nucleare, consideriamo soprattutto gli aspetti economici.
E’ ovvio che, se continuiamo a calcolare solo quanto ci costa
l’energia, allora tutti vorranno costruire centrali nucleari.
E’ necessario invece includere anche i costi dello smaltimento
delle scorie, i costi della gestione del reattore in caso di
incidenti, e i costi di commissionamento – che, stando
all’esperienza degli Stati Uniti, sono molto più elevati dei
costi di costruzione dell’impianto stesso.
Se noi includiamo questi costi, l’energia nucleare diventa non
competitiva.
Gli unici luoghi al mondo dove stanno costruendo impianti nucleari
oggi sono Paesi dove esiste un monopolio statale per l’energia
elettrica, come in Francia o come in Cina, per esempio.
Negli Stati Uniti sono 29 anni che nessuno ordina la costruzione di
un reattore nucleare e Wall Street non sta investendo nell’energia
nucleare. E c’è una ragione per questo: non è
economico.

Che ruolo avrà il solare a
concentrazione?
La tecnologia del solare a
concentrazione si sta espandendo molto rapidamente.
Si sta prendendo in considerazione la costruzione di impianti ad
esenrgia solare termica in California, in Nevada, in Spagna, e sono
presi in considerazione in numerosi altri Paesi nel mondo. E
l’Algeria sta pianificando 6.000 MegaWatts da produrre con impianti
solari a concentrazione perchè, quando il suo petrolio
sarà finito – non possono esportare petrolio ancora a lungo –
hanno intenzione di esportare l’energia solare, sotto forma di
elettricità, in Europa tramite cavi sotto il mare.
La cosa interessante della situazione algerina è che hanno
sufficiente energia solare nella loro parte di deserto – che
occupa la maggior parte del Paese – per fornire energia
all’economia mondiale. E’ una risorsa vasta e non la stiamo ancora
sfruttando appieno.
Negli Stati Uniti 3 stati hanno abbastanza energia eolica che, se
sfruttata, potrebbe soddisfare il loro intero fabbisogno di energia
elettrica.
Il problema non è se possiamo usare le energie rinnovabili ma
come farlo al meglio e il più velocemente possibile per
ridurre le emissioni di CO2 e savare, per esempio, i ghiacci della
Groenlandia.

Come possiamo cambiare i nostri comportamenti per
cambiare il mondo?

Molte persone si aspettano che io dica “riciclate i giornali” o
“cambiate le lampadine”, e queste cose sono molto importanti.
Ma siamo in una situazione, adesso, in cui è necessario
ristrutturare l’economia, dobbiamo cambiare il sistema. Dobbiamo
rimpiazzare una vecchia economia basata sul petrolio con una
nuova.
Dobbiamo puntare sulle energie rinnovabili, diversificare il
sistema dei trasporti, e riusare e riciclare tutto quello che
possiamo.
Questa è la sfida che stiamo affrontando. Significa diventare
politicamente attivi: se vogliamo cambiare il sistema questo è
il modo di farlo, e non solo esprimendo un voto alle elezioni,
scegliendo un candidato, ma anche organizzandosi in associazioni
per opporsi agli impianti a fonti fossili, ad esempio, o per
sviluppare programmi di riciclo, entrando nello specifico e
cercando di capire cosa serve realmente per cambiare il
sistema.

Grazie a Marco Moro, Simone Molteni e Stefano
Carnazzi

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