Acqua

Estinzioni. Gli oceani come deserti d’acqua

Gli oceani stanno entrando in una fase di estinzione di specie animali senza precedenti. A dirlo è un rapporto frutto del lavoro di un workshop internazionale di scienziati.

Riscaldamento, acidificazione, pesca e inquinamento sono i
fattori letali. L’effetto combinato di questi elementi sta creando
condizioni di distruzione comparabili a quelle registrate nelle
precedenti estinzioni di massa, diverse ere geologiche fa.

 

Lo studio

«Le specie marine sono a rischio di entrare in una fase
di estinzione senza precedenti nella storia umana». Il
preoccupato rapporto reso noto a Parigi è il primo risultato
del lavoro di un workshop internazionale di scienziati riunitosi a
partire da aprile 2011 all’università di Oxford, che ha
preso in considerazione per la prima volta l’impatto cumulativo di
tutte le pressioni sugli oceani. Sono stati esaminati oltre 50 dei
più recenti documenti di ricerca dei maggiori esperti degli
oceani del mondo. Il rapporto completo sarà pubblicato da
due dei più importanti centri mondiali di ricerca sugli
oceani e gli equilibri ecologici, l’Unione Mondiale per la
Conservazione della Natura (Iucn) e il Programma Internazionale
sullo stato degli oceani (Ipso).

 

Le precedenti ere geologiche

Gli studiosi hanno trovato «prove certe che gli effetti
dei cambiamenti climatici, insieme con altri impatti dovuti
all’uomo, come la pesca eccessiva e i fertilizzanti sparsi
dall’agricoltura, hanno già causato un drammatico declino
della salute dell’oceano. L’aumento di ipossia e anossia (assenza
di ossigeno, nota come ocean dead zones) in combinazione con il
riscaldamento e l’acidificazione degli oceani sono fattori che sono
stati presenti in ogni evento di estinzione di massa nella storia
della Terra. C’è una forte evidenza scientifica che questi
tre fattori si stanno combinando di nuovo nell’oceano, aggravati da
gravi e molteplici stress».

 

Prove certe

Il panel di scienziati Iucn/Ipso evidenzia alcuni fatti ormai
incontrovertibili. I livelli di carbonio assorbiti dall’oceano sono
già ora di gran lunga maggiori rispetto al momento
dell’ultima estinzione di massa delle specie marine, circa 55
milioni di anni fa, quando fino al 50% di alcuni gruppi di animali
delle acque profonde furono spazzati via. Lo sbiancamento di massa
dei coralli in un’unica manifestazione nel 1998 ha ucciso il 16% di
tutte le barriere coralline tropicali del mondo. La pesca eccessiva
ha ridotto alcuni stock ittici commerciali di oltre il 90%. Le
ricerche hanno trovato nuovi inquinanti, tra cui ritardanti di
fiamma e i muschi sintetici dei detersivi, nei mari artici e nel
sangue degli animali polari: queste sostanze chimiche possono
essere assorbite da minuscole particelle di plastica in mare che a
loro volta vengono mangiate dalle creature marine.

«L’unione di queste e altre minacce è un
bombardamento costante con attacchi multipli – spiegano gli
scienziati – e l’oceano e i suoi ecosistemi non saranno in grado di
recuperare. Un nuovo evento di estinzione sarà inevitabile
se la traiettoria attuale del danno continua e si potrebbe dire che
è già iniziato».

Il comitato scientifico ha concluso che «la combinazione
di stress sull’oceano sta creando le condizioni associate ad ogni
precedente importante estinzione di specie nella storia della
Terra. E la velocità e il tasso di degenerazione
nell’oceano è molto più grande di qualsiasi altro
previsto».

 

La spia dei coralli

Il panel scientifico ha concluso che «molti degli
impatti negativi precedentemente identificati sono maggiori delle
peggiori previsioni. Come risultato, anche se difficile da
valutare, i primi passi significativi verso un’estinzione a livello
globale possono essere iniziati, con un aumento del rischio
estinzione per le specie marine come quelle della barriera
corallina che formano i coralli».

 

Cosa fare

Il rapporto propone una serie di interventi e raccomandazioni
e chiede agli Stati, agli organismi internazionali e all’Onu
«di attuare misure per una migliore salvaguardia degli
ecosistemi degli oceani, l’adozione urgente di una governance dei
mari, in gran parte non protetti».

Questa nuova governance oceanica globale deve cominciare da
tre misure concrete:

– mappare e ridurre le immissioni di sostanze inquinanti,
plastica, fertilizzanti agricoli e rifiuti

– attuare subito un taglio significativo delle emissioni di
CO2 e gas serra

– smetterla subito e davvero con la sovra-pesca, specialmente
quella in alto mare che attualmente è regolamentata in
maniera più che insufficiente.

 

Gli autori dello
studio

«I risultati sono scioccanti. Quando
abbiamo preso in considerazione l’effetto cumulativo di ciò
che l’uomo fa all’oceano, le implicazioni sono risultate di gran
lunga peggiori di quanto avevamo ipotizzato considerandole una per
una. Questa è una situazione molto grave che richiede azioni
impegnative ed inequivocabili ad ogni livello. Stiamo vedendo
conseguenze per l’umanità che avranno un impatto sulla
nostra vita e, ancor peggio, su quella dei nostri figli e sulle
generazioni dopo queste»

– Alex Rogers, direttore scientifico
dell’Ipso – International Programme on the State of the Ocean
(Ipso)

 

«I maggiori esperti degli oceani del
mondo sono sorpresi dalla velocità e dalla portata dei
cambiamenti che stiamo vedendo. Le sfide per il futuro degli oceani
sono enormi, ma a differenza delle generazioni precedenti, sappiamo
che cosa deve accadere ora. Il tempo per proteggere il cuore
azzurro del nostro pianeta è ora, oggi e
urgente».

– Dan Laffoley, Dan Laffoley, International
Union for the Conservation of Nature, capo del settore mare della
World Commission on Protected Areas (Wcpa)

 

“Alcune specie sono già pescate ben
oltre i loro limiti e sono colpite da altri rischi. Ampliando lo
sguardo, si vedono ancora banchi di pesce in zone temperate,
barriere coralline e ghiacci ai poli. Ma tutto ciò sta
cambiando, molto più velocemente di quanto ci aspettassimo
tutti”

– Ove Hoegh-Guldberg, University of Queensland,
Australia, specialista sui coralli

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