Etna, la Grande Madre

Il fuoco raccontato da una fotografa che ha saputo trasformare la paura di vivere sulle pendici del vulcano in una visione molto più profonda.

“… è ancora segreto, i media non lo sanno, “a
Montagna spaccau” – la Montagna si è spaccata… è
cominciata un’altra eruzione! Lascio tutto (figlia compresa),
arraffo al volo scarponi, giacca a vento, rullini e vado. In
città piove, in quota c’è nebbia… questa volta non
sembra facile…Il cuore va a mille… e tremano le mani ed i
pensieri… Sono esattamente 23 anni che questo vulcano mi regala
emozioni. E non solo”.

L’Etna, è detta “la Montagna” dalla gente del posto non a
caso: è femminile, rappresenta “la Grande Madre”,
dispensatrice di vita e di morte, padrona dei destini, Regina non
riconosciuta assisa nel cuore del Mediterraneo, materia vivente
manifesta del pianeta. E indice chiarissimo della fragilità
e precarietà dell’essere “umano” di fronte alla potenza ed
eternità dell’essere “vulcano”. Questa disarmante sensazione
di finitezza e di limite al cospetto della divinità mi ha
costretto ad inginocchiarmi la prima volta che ho raggiunto il
cratere centrale, nel settembre del 1981. Da quel giorno il
distacco è divenuto impossibile. L’Etna ti lega e le
appartieni fino alla fine dei tuoi giorni, non ti consente oblio.
Per quanto lontano tu possa andare, i suoi odori ed i suoi colori,
la sua energia vorticosa e palpabile ti rimangono nel sangue. Io
sono andata via spesso, ho vissuto a Roma e Milano, ho viaggiato
molto, ma sono sempre tornata, la magia dell’Etna tra le
motivazioni più forti.

Approcciare questa montagna, questo vulcano, 3500 metri di
altezza, richiede molta attenzione e fatica, ma soprattutto
timoroso rispetto. Terreno scosceso, fratture, campi di lava,
emissioni solforose, esplosioni improvvise, cambiamenti climatici
repentini, devi essere pronto a tutto. Se però riesci a
superare la tua arroganza da homo sapiens, se sei in grado di
acuire i sensi più antichi, vedere e sentire e respirare, se
sei in grado di immergerti totalmente in questa dimensione della
Natura avulsa da spazi e tempi strettamente umani, ti accorgi che i
brontolii cupi e profondi, a ben ascoltare, hanno il ritmo di un
respiro. Riesci a vedere il suo sangue scorrere tra le pieghe della
Terra. Comprendi come cresce, si espande, dando alla luce nuovi
“figli” (i vulcani eccentrici) ad ogni eruzione. Dunque VIVE!

Ed è allora che cominci un dialogo con la
montagna…

Ed è allora che cominci un dialogo con la montagna. La
rispetti, in quanto essere vivente ben più antico e potente,
e le parli. La vivi, nei suoi rossi intensi, nei neri cangianti,
nelle forme antropomorfe o terribilmente inquietanti della lava
rappresa, nelle particelle di energia pura che ruotano nell’aria.
La vivi nel fumo che respiri quando ti avvicini ai crateri che, se
non lo conosci, potrebbe soffocarti, ma che è diventato
odore di casa per me. La vivi nel rumore di tegole cotte della
colata che si raffredda o nel suono terrificante dei boati delle
esplosioni. La vivi quando ti ricopre di sabbia nera che
appesantisce gli scarponi e l’anima. La vivi sopra le nuvole, al
tramonto, quando gli altri esseri umani, sotto, sono tutti presi
dalle quotidianità consumistiche. E riesci a sentirti
benedetto, miracolato, per quella sensazione di pace, per quella
solitudine amica, per la natura che ti si offre ignuda e potente,
solo perché tu possa ringraziare l’energia che ha creato
tutto ciò, compreso te spettatore.

E soffri nel vederla violata in occasione delle eruzioni a bassa
quota, “a portata di media”, invasa da dozzine di rumoreggianti
giornalisti con i loro gruppi elettrogeni, per l’occasione tutti
innamorati della Montagna e grandi esperti in vulcanologia… Per
fortuna (o per sua volontà?…) l’Etna non erutta sempre in
zone ed in modi accessibili a tutti. E soltanto a chi la rispetta
veramente, porge dei regali incredibili. Si lascia fotografare come
una donna vanitosa, posa e cerca la luce migliore, crea
spettacoli-miracoli per chi sa vedere (e non solo guardare). Come
quando il cratere di SudEst ha emesso ripetutamente anelli di fumo
perfetti, solo per i miei occhi… e per il mio obiettivo. O come
quando, molti anni fa, la notte di Natale, ha regalato lo
spettacolare inizio di un’eruzione a chi era lì. Vivere
sulle pendici di questa grande Madre ti consente di avere una
visione molto più ampia del senso della vita. E’ questa la
ragione per cui chi vive qui non ha paura: è già
grato di esistere… Ed è una dichiarazione d’amore per
questo vulcano.

Roberta
Tudisco

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