Fattoria didattica. Un bel sogno da realizzare…

La fattoria didattico-pedagogica non è una scuola di agricoltura, bensì una struttura innovativa dove pedagogia e didattica si mescolano alle attività rurali.

Per aiutare il
bambino a riscoprire i riti primordiali della sopravvivenza: per
esempio seminare un orto, fare il pane, tosare una pecora e filare
la lana. Il bambino, grazie al suo relazionarsi con gli animali e
la natura, ha così a disposizione le situazioni ambientali
più adatte per essere accompagnato nello sviluppo e nella
regolazione dei suoi sistemi di comunicazione, dei suoi sistemi
emozionali e cognitivi di apprendimento e della sua
affettività.

La fattoria
didattico-pedagogica esiste già in molte regioni
d’Italia
, è però un luogo per visite di
istruzione saltuaria. Dovrebbe invece diventare una sede scolastica
permanente, essere cioè un laboratorio dove sperimentare le
nuove frontiere della pedagogia e della didattica. In questo
laboratorio le visite nella natura e il coinvolgimento nelle
attività agropastorali verrebbero alternate a lezioni
teoriche con ritmi tali da non lasciar cadere l’attenzione e la
capacità di concentrazione del bambino. Verrebbe utilizzato
il più possibile il gioco quale passaporto per
l’insegnamento.
Non sarebbe certo un luogo per sogni di arcadica utopia, ma
semplicemente un giusto distacco dall’eccesso teorico e artefatto
qual è l’impostazione didattica attuale. Un ritorno al
fisiologico e ad una unità di misura più umana. Uno
sforzo per abbinare istruzione e formazione che mira a incentivare
le capacità di apprendimento grazie ad un contesto costruito
e organizzato per rispettare il ritmo biologico di chi insegna e di
chi apprende.

La situazione più innovativa sarebbe di posizionare una
simile struttura direttamente in un centro urbano, a cui possano
accedere bambini e ragazzi “di città”, quelli più a
rischio di perdita di collegamento con la natura. Questa “FATTORIA
SCUOLA” potrebbe essere costruita con materiali ecologici, dotata
delle più aggiornate attrezzature ergonomiche e impostata su
colture e allevamenti biologici. Nella prospettiva di rendersi
autosufficiente potrebbe produrre e vendere sia prodotti alimentari
che manufatti e diventare sede per ospitare seminari sull’avvenire
della didattica e della pedagogia. Si parla e si scrive tanto di
mantenere almeno “buono” il livello della qualità della vita
per noi e per le generazioni future, quale migliore investimento
per renderlo reale e quotidiano se non una “scuola della natura”?
Forse potrebbe iniziare da qui un concreto cambio di tendenza nel
nostro modo di porci di fronte al naturale e all’ecologico,
considerato e vissuto come un bene per il relax e l’abbellimento,
quasi un “optional” spesso poco utilizzato e farlo diventare invece
un bene di prima necessità quotidianamente fruibile sin da
bambini.
Esiste da qualche parte in Italia qualcosa di simile? E se no,
c’è qualcuno disponibile a studiare, discutere e realizzare
un simile progetto?

Claudio Ottavio
medico veterinario

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