Felicità artificiale. Il lato oscuro del benessere

Una lettura a tratti inquietante, ma che ci mette di fronte ad una solida verità: non si scappa alla vita, nelle sue mille sfaccettature.

Felicità. La desideriamo tutti, la rincorriamo, la
aneliamo. E spesso non la raggiungiamo. Oppure la raggiungiamo e
non ci basta, non sembra felicità. Consideriamo la
felicità un prodotto. Vorremmo provare sensazioni migliori,
sentirci meglio. Non sentire quel cemento nel petto e quel senso di
frustrazione che spesso la vita ci dona. Ah, i regali della
vita!

Vorremmo essere sempre contenti. Non soffrire. Per quell’amore
finito male o mai iniziato, per quel lavoro degradante e
inappagante. Siamo avidi di benessere. Non c’è niente di
sbagliato in tutto questo forse. Forse è umano volere sempre
migliorarsi, volere sempre di più dalle situazioni e da noi
stessi. Ma la felicità non si compra, così spesso la
cerchiamo nei farmaci. Quella “felicità artificiale” che non
ci fa sentire male, che ci impedisce di piangere, di sentire il
dolore. Quella che ci fa continuare a vivere in situazioni
meschine: il farmaco non elimina il marito fedifrago, il collega
cattivo, una famiglia violenta.

In questo libro l’autore parla di felicità artificiali e
porta esempi dei suoi pazienti, che facendo uso di psicofarmaci
credono di stare bene. Continuano ad avere famiglie disastrate,
mariti/mogli traditori, un lavoro inappagante, ma … si
sentono bene.

Un libro che ci mette davanti a quello che accade sempre
più spesso nella nostra società, sino a giungere a
quello che accade nella società americana, dove vengono
somministrati psicofarmaci a bambini irrequieti, timidi o
ansiosi.
Ma “a volte gli esseri umani hanno bisogno di una massa critica di
infelicità che li spinga fuori dalle situazioni brutte,
offrendo così loro un’altra possibilità di trovare la
felicità”. Gli psicofarmaci, così facilmente
prescritti dai medici, anestetizzano il dolore. Impediscono di
piangere, ma anche di sfogarci. Non permettono di cambiare la
situazione in cui vivamo. Solo noi possiamo farlo, se lo
vogliamo.

Una lettura a tratti inquietante, ma che ci mette di fronte ad
una solida verità: non si scappa alla vita, nelle sue mille
sfaccettature. Purtroppo o per fortuna.

 

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