Il mercato del fitness

Mercato che chiede nuove strutture, nuove tecnologie, nuovi uomini. E nuovi “integratori”. Soprattutto d’idee.

Si è ancora convinti che aprire una palestra distribuendo
integratori-magia porti al successo economico, quando nemmeno i
network (catene di palestre) riescono ad aprirsi varchi in un
mercato esasperatamente frammentato. Mercato che chiede nuove
strutture, nuove tecnologie, nuovi uomini. E nuovi “integratori”.
Soprattutto d’idee.

Tutto questo universo deve essere da qualche parte rivisto,
perchè non si possono continuare a fare spogliatoi al buio,
non si può far diventare una palestra un bancomat, non si
può separare manicheisticamente il lavoro dell’istruttore da
quello della receptionista. Però a molti piace riempirsi la
bocca col termine “team”. Sta di fatto che parecchi centri
“benessere” sono l’apogeo del “malessere”. Soprattutto di quello
degli istruttori che, evidentemente, non può che
trasmettersi vibrazionalmente anche alla clientela cui si rivolge.
La conclusione è che tanto entusiasmo iniziale di far
movimento finisce coll’arenarsi su strutture, tecnologie e risorse
umane (offerta di fitness) decontestualizzate rispetto a ciò
che la clientela (domanda di fitness) richiede.

L’Italia è raggiungibile, per solito, più con una
standardizzazione di “prodotto” tipo Mc Donalds o Blockbuster, che
con un “protocollo” di servizio fitness. Questo perchè uno
di Milano ragionerà sempre diversamente da uno di Napoli, ma
non perchè il soggetto A sarà meglio del soggetto B
(ormai è più facile trovare un milanese a Napoli e un
napoletano a Milano..) ma perchè la sua quotidianità
sarà diversa nei tempi, nei modi, negli spazi.

Aprire dieci club sparsi sul territorio nazionale vuol dire tener
conto di quello che il potenziale fruitore farà nel
prima-dopo quell’affacciarsi al club wellness. Nel punto di ristoro
del Club X-Napoli ci si attrezzerà anche per la pizza
napoletana, mentre nel Club Y-Milano sarà predisposto per il
risotto. E proprio tra una “marinara-bio” e un “riso con verdure
d’orto”, si troverà presto quella soluzione che nemmeno le
multinazionali del fitness hanno ancora trovato.

Roberto Romano

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