Forum Sociale, “Un’altra Europa è possibile”

Da Seattle a Firenze, breve storia delle idee del primo movimento mondiale del XXI secolo.

Manifestatosi nel novembre del 1999 con la protesta di Seattle, il
movimento di critica alla  liberista trae origine e
ispirazione, secondo molti, dall’insurrezione zapatista messicana
del primo gennaio del ’94, data che segna anche l’entrata in vigore
del Nafta, il Trattato di libero commercio tra Stati Uniti, Canada
e Messico.
Sviluppatosi come contestazione alle istituzioni globali non
elettive che di fatto governano il mondo, come il Fondo Monetario
Internazionale, la Banca Mondiale, l’Organizzazione per il
Commercio Mondiale (WTO) e il G8, il movimento ha avviato
un’esperienza di confronto e di elaborazione politica a Porto
Alegre, in Brasile, organizzando nel gennaio 2001, il primo Forum
Sociale Mondiale (FSM), a cui è seguita una seconda edizione
nel 2002. Il terzo
FSM
è previsto per il gennaio 2003.

La scelta di Porto Alegre, capitale dello Stato del Rio Grande do
Sul, all’estremo sud del Brasile, non è casuale.
“Governata in forma originale da 12 anni – scrive Ignacio
Ramonet su “Le Monde diplomatique” – da una coalizione di
sinistra guidata dal Partito dei lavoratori (Pt), questa
città ha conosciuto in molti campi (habitat, trasporto
collettivo, strade, raccolta di rifiuti, dispensari, ospedali,
ambiente, alloggi sociali, alfabetizzazione, scuole, cultura,
sicurezza, ecc.) uno sviluppo spettacolare. Il segreto di questo
successo? La gestione partecipativa (o bilancio partecipativo),
cioè, la possibilità per gli abitanti dei diversi
quartieri di definire molto concretamente e molto democraticamente
l’attribuzione dei fondi municipali. Si tratta di decidere il tipo
di infrastrutture che si desidera creare o migliorare e la
possibilità di avere un controllo sull’evoluzione dei
progetti così come sul processo degli impegni finanziari.
Non c’è possibilità di deviazioni di fondi o di abusi
e gli investimenti corrispondono fedelmente ai desideri
maggioritari della popolazione dei quartieri”
.

I temi in discussione erano numerosi e complessi. L’intenzione non
era di sostituire un pensiero unico con un altro pensiero unico
pronto e definitivo, ma quella di lanciare un processo di ricerca,
diversificata e plurale, che coinvolgesse tutti i soggetti,
individuali e collettivi, interessati a sperimentare un’alternativa
all’attuale gestione dello sviluppo economico.

Sinteticamente, a Porto Alegre si è avviata una
riflessione sulla produzione di ricchezze e la riproduzione
sociale, sull’accesso alla ricchezze e la sostenibilità,
sull’affermazione della società civile e degli spazi
pubblici, sul potere politico e l’etica nella nuova
società.

Nella risoluzione finale del primo Forum Sociale
Mondiale, si sottolineava come la “globalizzazione neoliberista
distrugge l’ambiente, la salute e le condizioni di vita dei popoli.
L’aria, l’acqua, la terra e anche gli esseri umani sono trasformati
in merci. La vita e la salute devono essere riconosciuti come
diritti fondamentali e le decisioni economiche devono essere
subordinate a questo principio”
.

Tra le rivendicazioni principali condivise dal movimento, vi
è l’anamento incondizionato del debito dei cosiddetti paesi
in via di sviluppo, e la riparazione dei debiti storici, sociali ed
ecologici da parte dei paesi cosiddetti avanzati, la chiusura dei
paradisi fiscali e l’introduzione di tasse sulle transazioni
finanziarie, l’opposizione a ogni forma di privatizzazione delle
risorse naturali e dei beni pubblici, il riconoscimento dei diritti
dei sindacati ad organizzarsi e negoziare e per conquistare nuovi
diritti per i lavoratori, la libera circolazione delle persone, un
sistema di commercio giusto, che garantisca il pieno impiego e la
sovranità alimentare, una riforma agraria democratica con
l’usufrutto da parte dei contadini della terra, dell’acqua e delle
sementi, l’abolizione dell’uso di prodotti transgenici e delle
concessioni di brevetti sugli organismi viventi, il rifiuto totale
della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti, del riarmo e
del commercio di armi.

Negli incontri preparatori del Forum Sociale Europeo, sono emersi
tre aspetti fondamentali: una Carta Sociale dei Diritti e della
Cittadinanza europea; il processo di costruzione della UE e la
responsabilità dell’Europa verso il mondo. Lo slogan scelto
per l’appuntamento di Firenze, “Un’altra Europa è possibile”
intende indicare un’alternativa basata sull’inclusione sociale, la
democrazia partecipativa, politiche di cooperazione e di pace con
il resto del mondo. Gli argomenti specifici vanno: dalle
privatizzazioni dei servizi pubblici, agli Ogm e la
sovranità alimentare; dalla militarizzazione dell’Europa, al
ruolo della Nato; dalla nuova cittadinanza e i diritti sociali alla
libertà di informazione; dalla disoccupazione allo sviluppo
sostenibile.

Avranno quindi molto da discutere i 18.000 delegati delle oltre 400
organizzazioni che stanno arrivando a Firenze e che animeranno le
centinaia di conferenze, seminari, workshop e assemblee in cui si
articolerà, a partire da oggi, 6 novembre 2002, il primo
Forum
Sociale Europeo
.

Giorgio Tacconi

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