Fuga dalla carne

Fuga dalla carne: per i più si trattava di un vero e proprio “status symbol” irrinunciabile.

Una vera e propria fuga dalla carne?  Evento che ha profondamente modificato le abitudini dietetiche.

Abitudini che per oltre la metà degli italiani erano radicatissime: a pranzo e cena dava bella mostra di sé l’immancabile fettina di carne. Per i più si trattava di un vero e proprio “status symbol” irrinunciabile. E ora? Nel momento in cui scriviamo abbiamo toccato quota 39 casi accertati. Il bel risultato è che i consumatori sono sempre più inquieti. Tra chi si dichiara estremamente allarmato e chi sembra far finta di niente, un fatto è comunque certo: metà degli abitanti del “Bel Paese” si è messa a riscrivere la lista della spesa. “La situazione è poco allegra – dicono a Federcarni – perché il bovino rappresentava il 50-60% delle vendite in macelleria e il recupero delle altre carni può compensare solo del 10% le perdite. Informazioni incerte e contraddittorie hanno, infine, messo all’angolo macellai e allevatori”. E che non si tratti di fantasie lo indicano le cifre: la spesa per la carne è crollata, visto che si è passati dai 49.478 miliardi di lire a 44.534 miliardi. La débâcle delle carni bovine dopo aver sfiorato un calo dei consumi del 70% si è poi attestata – sempre a detta di Federcarni – su un più rassicurante meno 35, meno 40%, parzialmente recuperato dal più 15% di pollame e maiale. Mentre i consumi di pesce, e ancor più di formaggi, sono in costante aumento. Forse fra non molto i consumatori potrebbero tornare alle vecchie abitudini. Ma il forse è d’obbligo: all’inizio del 2001 le strutture sanitarie avevano assicurato che sarebbero stati eseguiti 800mila test l’anno per controllare l’incidenza della Bse. Ebbene all’inizio di novembre eravamo appena a 350 mila. In più il Comitato scientifico della Ue ha recentemente dichiarato che non si sente di escludere la possibilità che la Bse possa trovarsi anche in pecore e capre. Non è improbabile che, di questo passo, di macellai ne resteranno aperti ben pochi. Che fare? Innanzi tutto evitare l’iperconsumo di carne, che permetterà di liberare economie per comprare carni biologiche e un gran numero di altre derrate sempre biologiche (cereali, legumi, verdure, frutta, formaggi, ecc.). Inoltre, abbandonare la chimica per la produzione degli alimenti destinati ai mangimi animali consentirebbe un buon 30% di risparmio al consumatore: meno spese per risanare l’ambiente inquinato dai pesticidi, minori costi sanitari per quanti si ammalano a causa dell’ingestione dei prodotti chimici utilizzati in agricoltura, e così via. Insomma… consumare carne biologica, alle giuste quantità, può far bene, non solo al portafoglio, ma anche all’ambiente e alla salute. Massimo Ilari

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