Il futuro dell’Europa

Un’intera giornata dedicata al dopo Copenaghen. Una tavola rotonda ricca di spunti, esempi e testimonianze. Un dialogo aperto tra istituzioni e cittadini per costruire il futuro dell’Europa.

Si è tenuta alla Bocconi di Milano la conferenza “Rebuilding
the future after COP15″, promossa dall’associazione culturale
Ragnarock, con l’obiettivo di avvicinare i rappresentanti politici
ed economici del Nord Europa ai rispetttivi italiani sui temi
legati alla sostenibilità e all’ambiente.
Un esempio di collaborazione europea nato per promuovere la
crescita della green economy, considerata oggi un fattore trainante
per il rilancio del Vecchio Continente.

La Commissione Europea alza la posta e
rilancia

Carlo Corazza, direttore della rappresentanza a Milano della
Commissione Europea, ha sottolineato l’importanza e la
volontà di sviluppare un nuovo sistema economico che poggi
le fondamenta sull’efficienza energetica e sull’utilizzo delle
fonti rinnovabili, per uscire gradualmente dalla dipendenza dai
combustibili fossili. “Nonostante non si sia raggiunto un accordo
vincolante alla
conferenza sul clima
tenutasi a Copenaghen – ha dichiarato
Mariagrazia Cavenaghi Smith, direttrice dell’ufficio a Milano del
Parlamento Europeo – il Parlamento ha adottato pochi giorni fa
(16/06/2010, nda) una risoluzione, chiedendo una riforma del
sistema di governance economica, necessaria per affrontare le crisi
future. Inoltre – continua – è stato chiesto che il 3% del
Pil sia destinato in Ricerca e Sviluppo e che siano varate nuove
norme vincolanti per la riduzione delle emissioni clima alteranti,
in modo da raggiungere l’obiettivo della riduzione del 30% delle
emissioni
entro il 2020
“.

La risposta del ministero
“Il commento del ministro dell’Ambiente sulla richiesta di
innalzare l’obiettivo
di riduzione al 30%
– riporta Fabio Primiani del segretariato
del ministero – risulta negativo, in quanto nella comunicazione
della Commissione mancano delle analisi specifiche e quantitative
su come raggiungere questo traguardo. Mancano delle reali linee
guida. L’investimento nelle tecnologie alternative deve essere
dettato dal mercato – continua – oggi ci stiamo confrontando con
realtà come quelle dei Paesi emergenti dove le regole non
sono le stesse per tutti”.

Il punto di vista del WWF
D’altro canto, associazioni ambientaliste come il WWF, appoggiano
appieno questo obiettivo convinte che possa essere la spinta
necessaria per entrare nella nuova economia, come sta accadendo
ormai nel resto del mondo: “Ci chiediamo a questo punto dove
l’Italia voglia andare – sottolinea Mariagrazia Midulla,
Responsabile Clima ed Energia del WWF – se oggi non sciegliamo il
nostro futuro come Paese, è evidente che rischiamo di essere
tagliati fuori da questa grande opportunità”.

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