G8. La dichiarazione su clima e povert

I leader del G8 hanno firmato un comunicato, che afferma: “il riscaldamento globale

Un dialogo sui legami tra mutamenti del clima e attività
umane, contenuto in una dichiarazione finale su ‘cambiamenti del
clima, energia e sviluppo sostenibile’: questo il compromesso
trovato al vertice.

Le nazioni si dicono impegnate a “risolvere con urgenza” il
problema delle emissioni gassose: però, ancora nessun
obiettivo è stato fissato. Tranne uno, annunciato da Tony
Blair prima del pranzo di lavoro con i leader africani: un
appuntamento per l’1 novembre prossimo, per discutere, in
Inghilterra, solo di clima.

Il comunicato di Gleneagles ha toni decisi quando tratta di
aiutare i paesi emergenti a costruire “low-carbon economies”,
cioè sistemi industriali meno impattanti. E afferma che
avranno diritto “ad accessibile energia, pulita ed economica”.
Inoltre, riconosce che è la Convenzione ONU sul cambiamento
climatico – di cui il protocollo di Kyoto è la parte
più nota – la “sede appropriata per discutere il futuro del
clima”.

Mentre le prime reazioni delle organizzazioni ambientaliste sono
di delusione, il presidente francese Jacques Chirac lo considera un
progresso: “Anche se non siamo arrivati fin dove c’eravamo
prefissati, questa dichiarazione ha un’essenziale virtù, ai
miei occhi: che è ristabilire un dialogo e una cooperazione
tra i sette di Kyoto e gli Stati Uniti su un tema, il clima, che ha
la massima importanza”, ha dichiarato Chirac.

Washington potrebbe riconoscere un collegamento tra l’effetto serra
è le emissioni di anidride carbonica – e la necessità
di limitarle, di diminuirle. Gli europei vedranno solo una menzione
a fine testo del protocollo di Kyoto. Su questa base, i paesi in
rapido sviluppo (Cina, India, Messico, Brasile e Sudafrica),
invitati a un ‘dialogo’ sul problema, sembra non diano via
libera

Approvato nel G8 anche un piano d’azione per l’Africa, che
comprende aiuti complessivi per 50 miliardi di dollari, la
riduzione del debito (e l’azzeramento di quello di 14 fra i Paesi
africani più poveri), la lotta contro l’Aids, la creazione
di una nuova forza di peacekeeping. Dal canto loro, i leader
africani – otto erano presenti al consulto odierno – si sono
impegnati a promuovere la democrazia e a combattere la
corruzione.

Stefano
Carnazzi

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