Biologico

Garanzie e sviluppo del prodotto biologico

Informazioni e dati sullo sviluppo del prodotto biologico.

Sempre più persone preferiscono e cercano i prodotti
naturali, esenti da trattamenti chimici. Il consumatore vuole
sicurezza e preferisce frutta e verdura provenienti
dall’agricoltura biologica.

Ma se si vuole governare con successo l’enorme interesse che i
consumatori rivolgono a questo settore è necessario
assicurare loro la sicurezza e le garanzie dell’effettiva
qualità delle derrate.

Su questi argomenti si sono tenuti molti incontri nell’ambito delle
iniziative di Fieragricola a Verona. Interessantissimo il convegno
dell’8 marzo: “Certificazione e garanzia nelle produzioni
biologiche”. Attualmente i sistemi di controllo e di vigilanza sui
prodotti agricoli sono gestiti in parte da enti pubblici e in parte
da enti privati. Proprio in questi giorni si è di fatto
aperta, con alcuni incontri presso il Ministero delle Politiche
Agricole, la stagione della riforma del sistema di controllo
previsto dal decreto legislativo 220/1995.

E’ emersa l’importanza del ruolo svolto dall’Autorità di
Coordinamento del Ministero per le politiche Agricole e Forestali,
che dovrà intervenire tempestivamente e con atti
amministrativi chiari, per mantenere alta la credibilità e
l’affidabilità del sistema.

Anche le Regioni svolgono un importante compito di vigilanza
pubblica sugli organismi di controllo privati. Dopo sei anni
dall’emanazione del decreto legge 220/95, infatti, solo alcune
Regioni hanno avviato una vera attività di verifica. Lino
Nori, presidente FIAO (Federazione Italiana Agricoltura Organica)
ha sottolineato gli sforzi intrapresi dalla categoria per giungere
alla certificazione di qualità contrassegnata dal bollino
blu europeo. Questa certificazione tutela le esigenze dei
produttori biologici “seri” garantendo altresì le richieste
di sicurezza dei consumatori.

I dati economici sono fiorenti. In Italia operano 60.000 aziende
biologiche certificate, che coprono oltre un milione di ettari di
terreno, ovvero più di un quarto dell’intera superficie
dedicata all’agricoltura biologica in Europa, che non raggiunge i 4
milioni di ettari per 133 mila aziende certificate. All’estero,
però, si sta investendo di più in questo settore.
Basti pensare alla Spagna, che nei prossimi due anni
raddoppierà la superficie riservata a questo tipo di colture
e, con 13.400 aziende (il 30 % delle quali già bio, il 41%
bio dal 2002, il 20 % neonate e quindi bio fra due anni), si
avvicinerà al milione di ettari di coltivazioni
biologiche.

Sempre a Verona, il secondo piano del palazzo espositivo ha ospitato il QUALITY SHOW. BIOLOGICO, TIPICO, DOP E IGP fra le “gemme” della Fiera veronese.

C’è stata la presentazione dell’Annuario “Tutto Bio”,
nell’area del biologico all’interno di Quality Show. Nello spazio
dei Prodotti Tipici, DOP ed IGP, con i loro prodotti c’erano
numerose Regioni italiane, dal Veneto alla Basilicata, dalla Val
D’Aosta alla Sicilia, dalla Liguria alla Campania, dal Lazio alla
Puglia. Da sottolineare che attualmente i prodotti DOP e IGP
italiani certificati dalla UE sono 118, con un fatturato
commerciale annuo di oltre 7 miliardi di Euro.

Di SVILUPPO DEL BIOLOGICO NEL BACINO DEL MEDITERRANEO si è
infine parlato il 9 marzo. Occasione, il convegno presso il
Centrocongressi Europa: “L’agricoltura biologica nel Mediterraneo:
opportunità e sviluppo”.

Per farsi un’idea delle dimensioni di espansione di questo tipo di
coltivazioni basta considerare alcuni dati: la S.A.U. (Superficie
Agricola Utile) coltivata a biologico nell’Unione Europea si aggira
attorno ai 3,8 milioni di ettari. La speciale classifica dei Paesi
membri è guidata dall’Italia, dove il mercato del biologico
ha un giro di affari di circa 1.055 milioni di Euro (3.000 miliardi
di lire).

Di questi, almeno 310 milioni di Euro (600 miliardi di vecchie
lire) provengono dalle importazioni. Infatti, sono paesi come
Turchia, Marocco, Tunisia e Israele a esportare sempre più
frutta e verdura biologica, non solo in Italia ma anche negli altri
stati europei.

Scendiamo nel dettaglio. Attualmente nell’area del mediterraneo
sono più di 2 milioni gli ettari coltivati secondo il metodo
biologico e circa 100.000 le aziende interessate. Dati che
evidenziano l’importanza di questa produzione, sottolineata anche
dall’analisi della superficie coltivata con metodo biologico
complessivamente in Europa. Infatti, se il fenomeno della
conversione ha interessato maggiormente e per molto tempo i paesi
del nord Europa, dove è nata negli anni ’20, oggi alcuni
paesi mediterranei come l’Italia e la Spagna conoscono tassi di
diffusione delle relative superfici molto elevati.

Inoltre, alla fine del 2000, l’area a bio complessiva dei cinque
paesi europei mediterranei (Italia, Francia, Spagna, Portogallo e
Grecia), era pari a 1.894.979 ettari, già superiore a quella
complessiva dei paesi del nord Europa (Austria, Belgio, Danimarca,
Finlandia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Regno Unito e
Svezia) pari a 1.803.854 ettari.

Invece l’incidenza delle superfici a biologico sul totale è
ancora marginale nella maggior parte dei paesi meridionali e
africani mediterranei, anche se si rilevano percentuali in crescita
costante, soprattutto negli ultimi anni. In particolare, il Paese
che presenta una maggiore area coltivata secondo il metodo
biologico è la Turchia, seguita da Tunisia e Marocco.

La commercializzazione dei prodotti provenienti dal bacino del
Mediterraneo ha imposto l’introduzione, a livello internazionale,
di un codice alimentare che, dal 1992, regola l’etichettatura e
fissa norme precise per garantire la sicurezza dei prodotti. Il
codice viene aggiornato e ampliato annualmente dalla Commissione
internazionale della FAO.

“Le future questioni che anche il nostro paese dovrà
affrontare – ha dichiarato il dott. Casadei, membro italiano del
Codex Alimentarius – riguarderanno: l’armonizzazione legislativa
rispetto alle regole fissate dalla Commissione; e la collaborazione
con tutti i paesi del Mediterraneo al fine di garantire sicurezza e
qualità sia ai prodotti biologici che a quelli
tradizionali”.
Insomma: anche alla Fiera di Verona sono state ribadite le nuove
parole d’ordine della moderna agricoltura: ambiente, sicurezza,
biologico e tipico, qualità.

Stefano
Carnazzi

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