Geni, brevetti e informazione scientifica

Intervista a Sabina Morandi, giornalista e direttrice scientifica Consiglio dei Diritti Genetici Onlus. Abbiamo parlato di biotecnologie.

In occasione del Convegno Internazionale sulle Biotecnologie dal
tema “L’uomo è più dei suoi geni”, tenutosi a Milano
il 20 e 21 giugno, organizzato dall’Associazione Vas (Verdi
Ambiente e Società), abbiamo approfondito alcune tematiche
con una delle più esperte giornaliste sull’argomento delle
biotecnologie.

Nel campo delle biotecnologie il primato degli investimenti
spetta sicuramente agli USA, ma in Europa e in Asia cosa
succede?

Il caso degli Stati Uniti è particolare perché tutto
si svolge come in un processo di “finanziarizzazione”. A partire
dagli anni ’80 si sono formate delle società che hanno
puntato tutte le loro risorse sulla ricerca di un solo prodotto.
Quando sono arrivate a quotarsi in borsa hanno cominciato a fare un
gioco di speculazione. Attraverso successivi annunci di scoperte
sensazionali hanno fanno balzare alle stelle i valori delle azioni.
Un esempio: la mappatura del genoma umano è stata annunciata
da Craig Venter della Celera Genomics tre volte nel corso di un
anno. Ma adesso questo gioco, assieme a tutta l’economia virtuale
americana è in caduta libera. Biongen, Monsanto, Genetech,
sono tutti crolli di società e di persone che hanno puntato
tutto sul gene, che alla fine non hanno trovato. E a un certo punto
il mercato fa i suoi conti e per loro sono molto pesanti.
In Europa e soprattutto in Italia la situazione è diversa
perché abbiamo a che fare con soldi pubblici. Per esempio
l’80% dei fondi sul cancro sono stati dati per finanziare gli studi
e le ricerche dell’ipotesi dell’origine genetica di questa
malattia.
Inoltre, rispetto all’America, in Europa ci sono più basi
farmaceutiche (Novartis, Syingenta) che sono più permeabili
a quanto dicono i consumatori o i movimenti d’opinione.
Dell’Asia invece si sa pochissimo. Una delle poche notizie che ci
giungono è che la squadra dei ricercatori della famosa
pecora Dolly è emigrata a Singapore, poi se ne sono perse le
notizie.
Si sa che la Cina sta sviluppando biotecnologie per conto proprio.
E lo stesso esempio della Cina è seguito da Cuba. Dal
recente vertice della Fao è emerso che Castro sta
brevettando tantissimi prodotti farmaceutici. Avendo un’ottima
industria farmaceutica nazionale i cubani indirizzano le loro
ricerche non tanto verso gli OGM quanto verso la biomedicina,
quindi verso farmaci ricombinanti: principi attivi ottenuti
ricombinando geni.

Un brevetto ha un valore mondiale o è limitato solo alla
nazione dove viene registrato?

Questo è “il” vero problema.
Ripercorrendo la nostra storia scopriamo che l’industria chimica
italiana si è sviluppata perché non ha rispettato i
brevetti fino al 1978.
E così fanno tutti i Paesi con una situazione di
ricostruzione post-bellica o di sviluppo: non riconoscono i
brevetti. L’industria quindi nasce copiando i prodotti degli altri.
E’ proprio questo che il Terzo Mondo sta facendo con i farmaci.
L’Organizzazione Mondiale del Commercio ha stabilito un calendario
perché i bevetti vengano ratificati e quindi siano validi in
tutto il mondo. E’ un calendario differenziato per cui i Paesi che
stanno meglio come per esempio L’india cominciano a pagare le
“royalty” dal 2003, gli altri che stanno meno bene dal 2004 e
così via.
Ma questo calendario è saltato dopo Seattle. In parte a
causa delle contestazioni, in parte perché c’è un
regime monopolistico. Questo vuol dire che dieci aziende
nell’industria farmaceutica e quattro nell’industria biotecnologica
fanno il bello e il brutto tempo. Altro che libero mercato. Inoltre
molti Paesi del Terzo Mondo essendo ricchi di biodiversità,
se vengono costretti a pagare i brevetti sui prodotti finiti, si
fanno pagare i brevetti sui principi attivi che li compongono.

Come si muove l’informazione dei media sulle
biotecnologie?

Ci sono parecchie zone d’ombra anche negli stessi giornali
specialistici. Gli spazi per parlare di questi argomenti senza
condizionamenti sono diventati limitatissimi. C’è un vaglio
che dice “no non va bene, l’articolo è troppo no
global!”.
Purtroppo i mass media sono sostenuti economicamente da grossi
gruppi industriali e quindi non sono liberi.
Ovviamente questo va a scapito della correttezza dell’informazione.
Inoltre se io cercassi delle informazioni per esempio sulla
presunta dannosità di un OGM, oppure sull’impollinazione
incrociata, non troverei un esperto che non sia pagato da una
qualche multinazionale.
Poi oggettivamente c’è una difficoltà di base: questa
realtà informativa viaggia su più livelli sovrapposti
inglobando diverse scienze quali biologia, chimica, medicina,
farmaceutica e zootecnia. Risulta pertanto difficile comunicare
alla gente con un linguaggio semplice e immediato.

La clonazione riproduttiva considerata da molti come possibile
soluzione alla fame nel mondo ha subito, recentemente, un tracollo.
Quali sono le possibili cause?

Sicuramente alla base di questo declino vi sono i costi
elevatissimi.
Considerando che nella zootecnia la tecnica della monta è
reputata troppo lenta, figuriamoci la clonazione con la quale si
devono fare centinaia di prove, senza garanzie di risultati!
Ovviamente per gli allevatori questa forma è troppo costosa
in confronto ai possibili ricavi e quindi questa strada, almeno per
il momento, non è praticabile.

 

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