Genitori e figli: due realtà che cambiano

In un mondo fatto di compiti nuovi e problemi diversi rispetto al passato, gli scenari familiari e sociali sono cambiati radicalmente. Genitori e figli si trovano a fare i conti con l’assenza di modelli a cui rifarsi

Essere genitori oggi, se da una parte significa aver acquisito livelli di libertà e tolleranza inimmaginabili nelle famiglie di 30 o 40 anni fa, al tempo stesso significa aver perso di vista gli ancoraggi necessari a rielaborare regole e ruoli in grado di guidare i figli. Così, tanto per citarne alcuni, accanto a genitori troppo assenti o troppo presenti, si alternano genitori che si confondono con le età e i desideri dei figli, genitori troppo impegnati a definirsi socialmente, genitori che vorrebbero figli diversi da quelli che hanno e genitori che, dopo tante lotte, si sono riconvertiti alle regole del loro passato ma che, senza averle rielaborate, si limitano a “mimarle” alla ricerca di sicurezza e solidità. Ma la sicurezza tarda a venire e alcune famiglie sembrano così sospese in immagini fisse e irreali come foto scattate con le sagome dei personaggi famosi alle giostre.

Dall’altra parte ci sono i figli: figli che fanno da “consiglieri” ai genitori, figli che non riescono a crescere, figli abbandonati, figli disperati, figli arrabbiati perché non trovano risposte, perché non vogliono “risposte facili” o, semplicemente, perché quando fanno domande nessuno li ascolta.

A monte di tutto ciò, sembra mancare il valore della vecchiaia vista ormai con distacco o con timore. Gli anziani si rifiutano di esserlo e i giovani guardano al futuro con la paura di non riuscire ad “entrare” in un mondo che sembra non avere più spazio anche per loro.

La società è cambiata e, bombardati da immagini e suoni, ci stiamo dimenticando anche di sognare e fantasticare. L’immagine ha sostituito il pensiero e il significato da dare agli impulsi e alle emozioni. L’azione si è così anteposta all’elaborazione simbolica della propria esperienza trascinando, a volte, ad estreme conseguenze.

In questo scenario, anche l’angoscia, la rabbia e l’aggressività sono vissute in modo grezzo: privi di parole e pensieri per definirli e contenerli. Parafrasando Silvia Vegetti Finzi, un’autorevole studiosa di psicoanalisi, i sentimenti vengono agiti e i conflitti legati alla crescita e ai processi di separazione diventano minacce reali che gli adolescenti rivolgono contro gli altri, attraverso manifestazioni di violenza, o contro se stessi, imboccando la strada di uno dei tanti disturbi del comportamento, guidati da una forte pulsione autodistruttiva.

 

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