Acqua

Giochi d’acqua: frane e alluvioni

In un periodo in cui la carenza d’acqua rappresenta una delle principali sfide dell’umanità, fenomeni naturali come alluvioni ed esondazioni continuano a provocare danni.

Il fatto che l’eccesso di acqua provochi danni suona quasi come
una beffa, in un momento storico in cui circa il 41% della
popolazione mondiale vive in aree sotto “stress idrico” e altre 1,7
miliardi di persone abitano zone povere d’acqua, con la metà
delle zone umide naturali del pianeta che sono state distrutte
nell’ultimo secolo. Solo 10 nazioni si dividono il 60% delle
risorse idriche della Terra ma 1,5 miliardi di persone non hanno
accesso all’acqua potabile e circa 5 milioni di esse muoiono ogni
anno per patologie legate alla carenza idrica. E mentre il Pianeta
si sta progressivamente riscaldando e le aree desertiche si stanno
allargando a tutte le latitudini, negli Stati Uniti ogni americano
può permettersi il lusso di consumare 2.150 litri di acqua
all’anno (ma non sono pochi neppure i 1.200 di ogni italiano,
contro i 45 di un nigeriano).

E’ evidente quindi che c’è qualcosa di sbagliato in tutto
ciò. Lo conferma il sistema territoriale complessivo che,
anche nel nostro Paese, è diventato molto fragile. Dal 1918
l’Italia è stata colpita da 5.358 grandi alluvioni e 11.455
frane. Oggi sono oltre 7000 i siti a rischio di smottamento ed
oltre 2500 quelli alluvionabili. La quantità di pioggia che
cade ogni anno in Italia è quasi quella di 30 anni fa, ma
concentrata in meno tempo. E se in passato l’onda di piena del Po
ci metteva 4-5 giorni per scendere da monte sino al delta, oggi
(anche a causa del fiume arginato e monocorsuale) è
questione di ore. Così l’aumento dell’energia sprigionata
dai fenomeni naturali, concentrata in tempi sempre più
brevi, provoca effetti devastanti quando si somma alla
superficialità e presunzione umana. Infatti si continua a
costruire in luoghi sbagliati, sovente usando materiali inadatti o
non applicando gli accorgimenti costruttivi necessari.

Soluzioni.
Evitare di costruire (abitazioni civili ma anche infrastrutture e
impianti a rischio come discariche o fabbriche chimiche) troppo
vicino ai fiumi o ai piedi dei versanti franosi e in altre zone
instabili. Prestare attenzioni ai nomi dei luoghi ed alle
conoscenze e tradizioni locali.

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