Giochi di fuoco: le eruzioni vulcaniche

Viviamo nell’area di maggiore attività vulcanica di tutta Europa. Manca però una “memoria storica” delle catastrofi. Gli scienziati ricordano di stare in guardia.

Tra i quattro vulcani italiani è l’Etna, il più
grande del Sud-Europa, quello più attivo: ogni anno fa
sentire la sua voce (come anche il piccolo ma “vivace” Stromboli),
con spettacolari eruzioni che più volte hanno rischiato di
degenerare in vere e proprie catastrofi. Se ciò non è
avvenuto di recente è grazie alle dimensioni del vulcano,
disabitato per vari chilometri nella sua parte più alta
probabilmente proprio a causa della sua continua attività,
che ricorda di continuo ai siciliani la sua pericolosità.
Tra l’altro la carenza di una vera “memoria storica” delle
catastrofi (ovvero non avvengono mai troppo vicine tra loro nello
stesso posto) è, a detta degli esperti, una delle cause
culturali che sono alla base, nel nostro Paese, della mancanza di
una vera politica di prevenzione. Aspetto che trova conferma per
esempio nel rapporto che hanno i napoletani con il Vesuvio, la cui
ultima eruzione, tipicamente di tipo esplosivo, avvenne nel 1944.
Da allora il gigante sembra addormentato, ma gli scienziati ci
dicono di non fidarci: senza tirare in ballo Pompei, negli ultimi
mille anni almeno un paio di volte ogni secolo il vulcano si
risveglia e ne sono già passati 58 dall’ultima volta.

Nel frattempo il Vesuvio, divenuto Parco Nazionale per la sua
splendida natura ma probabilmente anche per avere qualche strumento
in più per frenare l’espansione edilizia sulle sue pendici,
è stato progressivamente colonizzato da quasi un milione di
persone che vivono su di esso. Tanto che il piano di evacuazione
d’emergenza messo a punto dalla Protezione Civile in caso di
eruzione prevede lo sfollamento di circa 600.000 persone: un numero
elevatissimo che appare nella realtà assai difficilmente
gestibile.

Soluzioni.
Oggi la soluzione più sensata sarebbe quella di sviluppare
incentivi (magari creando poli industriali o lavorativi) per
allontanare progressivamente parte di questa gente dal vulcano e
diminuire la pressione abitativa attorno ad esso, evitando anche
nuovi insediamenti.

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