“Giusta misura”, farmaco contro l’ira

L’ira, a differenza dell’odio, ha una componente irrazionale e va arginata, controllata ed espressa con “misura”.

Galimberti evidenzia con assoluta trasparenza concettuale la
natura dell’ira, distinguendola opportunamente dall’aggressività
e, ricordando Aristotele, dall’odio.
Ecco le sue puntuali affermazioni: ” L’ira non è
l’aggressività, che al pari della
sessualità
è una pulsione assolutamente
fondamentale per la conservazione dell’individuo e della specie.
L’ira è un sentimento mentale ed emotivo di conflitto con il mondo
esterno
o con se stessi che controlliamo poco e
maneggiamo peggio perché, in preda all’ira, non siamo
più padroni
delle nostre azioni
.

Per questa sua componente irrazionale, l’ira, come ci ricorda
Aristotele, non è da confondere con l’odio, che può
raggiungere i suoi scopi distruttivi solo percorrendo rigorosamente
le vie della razionalità”.

Galimberti, poi, ricorda giustamente il celebre passo
dell'”Etica a Nicomaco” di Aristotele, dove si afferma che adirarsi
in generale è facile, ma è cosa più difficile:
“adirarsi con la persona giusta, nella misura giusta, nel modo
giusto, nel momento giusto e per la giusta causa”.

L’ira, depurata dai suoi eccessi virulenti, si configura come un
tentativo di affermare sé stessi, il proprio orizzonte di
senso, la scala dei propri valori, delle proprie scelte
esistenziali; dunque, come ogni altra passione, non va compressa od
occultata con ipocrisia, bensì va arginata con vivo senso
del “limite”, va espressa con “misura”.

Incanalando l’ira nella “giusta misura”, l’uomo non solo
è in grado di ottenere ciò che si è prefisso,
ma rafforza anche la propria autostima.
Il problema è che a furia di comprimere le nostre passioni
o, all’opposto, a furia di scatenarle indebitamente, finiamo per
rendere queste stesse passioni immorali e a non vederle più
come dinamiche naturali del corpo e dell’anima in perfetta
corrispondenza tra loro.

In definitiva, l’ira esplode in tutta la sua virulenza, quando
viene meno il concetto di giusta misura con i suoi connessi valori
che, come ci ricorda la sapienza
greca
, consistono nel conveniente, nell’opportuno e
nel doveroso.

Letture consigliate
U. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi,
Feltrinelli, Milano, 2003.
Uno dei nostri filosofi più originali e concettualmente
profondi, in questo agile saggio, passa in rassegna i vizi
capitali, per approdare, poi, ai nuovi vizi, intesi come
“disastrosi inconvenienti” dell’età della tecnica.

 

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