Gli animali non sono oggetti

Uomini e animali, tutti e due esseri viventi, tutti e due capaci di sensazioni ed emozioni. Con la differenza che gli esseri animali vengono considerati e trattati dagli esseri umani spesso come oggetti inanimati.

L’etica e le regole di comportamento regolano, da sempre, solo i
rapporti tra uomo e uomo, non tra l’uomo e gli altri animali. Da un
punto di vista biologico si osserva che il sé, aggredisce o
sfugge, quasi sempre, il non sé. Da un punto di vista
evoluzionistico si constata che gli uomini fin dallo stato di
preominidi hanno considerato gli altri animali come non sé:
come prede o come predatori.
Li hanno sfuggiti per non essere predati e li hanno cacciati per
alimentarsi. Poi li hanno addomesticati e usati come cibo, come
aiuto nel lavoro, come fonte per dei prodotti, o li hanno usati per
compagnia, svaghi violenti o, infine, per le ricerche
scientifiche.
Concretamente l’animale, il non sé, il “diverso dall’uomo”,
è stato sempre usato come oggetto.

Oggi l’antica situazione dei nostri progenitori non esiste
più, nella società “opulenta” i criteri etici di un
milione di anni fa sono inadeguati, anche se applicati dagli uomini
quasi senza alcun dubbio critico. L’evoluzione che ha riguardato il
corpo e la mente degli uomini (che sono cambiati), che ha
riguardato il corpo e la mente degli altri animali (che sono
cambiati), le leggi, i costumi, le credenze, le fedi religiose, le
conoscenze, i gusti, la cultura, la scienza, la tecnica, ecc., che
sono tutte cambiate, non può non riguardare anche l’etica e
i comportamenti verso i diversi.
Il nostro comportamento non può essere il comportamento
fossile del preominide o addirittura quello del coccodrillo. Non
possiamo seguire oggi la regola che il pesce grosso mangia il pesce
piccolo. Si debbono adottare nuovi criteri etici e la non violenza
apparentemente utilitaristica del passato.

Oggi, la nuova etica, l’etica degli animalisti estende i principi
di non violenza di Gesù di Nazaret, di Francesco d’Assisi e
di Emanuel Kant a tutti gli esseri viventi e in special modo ai
senzienti.
Dunque “usare” gli altri animali è un atto immorale, se essi
sono mezzi e non fini. E’ immorale l’uso degli animali come
oggetti, la loro codificazione, soprattutto se ciò avviene
con mezzi crudeli. La crudeltà è di per se stessa
immorale: un fine, anche apparentemente buono, non può
essere ottenuto con qualunque mezzo. Gli animali possono essere
“usati”, ma solo per scopi che siano a loro favorevoli, oppure per
scopi anche a loro favorevoli, ma non per fini che non li
riguardino, o siano a loro contrari.

L’etica attuale e i metodi usati sono inadeguati al processo
scientifico a causa del danno creato alla natura e ai viventi dal
criterio di sopraffazione del diverso e del più debole. Si
tratta di creare un nuovo equilibrio, che non sia più quello
naturale, basato sul diritto del più forte.
I progressi compiuti dall’uomo nel campo della scienza e della
tecnologia sono tali che la loro applicazione alla natura e agli
altri animali sono distruttivi e crudeli per loro, ma anche
pericolosi e forse suicidi per la specie umana.
E’ tempo di estendere agli altri animali il grande disegno
inconsapevolmente perseguito dall’uomo fin dalla più lontana
preistoria: sfuggire alla sofferenza e alla morte.

Bruno Fedi

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