Gli investimenti globali in fonti di energia rinnovabili potrebbero arrivare a toccare i 750 miliardi di dollari entro i prossimi dieci anni

Lo afferma una ricerca Ernst & Young.

Un esplosivo dato è emerso dall’indagine Renewable Energy
Country Attractiveness Index, lo studio dedicato agli investimenti
in energie rinnovabili realizzato trimestralmente da Ernst &
Young.

La domanda di energia rinnovabile sta registrando un tasso di
crescita mai raggiunto prima.

Nel 2006 gli investimenti hanno raggiunto i 100 miliardi di
dollari: un trend che, secondo Jonathan Johns, Head of Renewable
Energy di Ernst & Young, è destinato ad aumentare
nonostante la presenza di segnali di incertezza per quanto riguarda
alcuni mercati globali.

Johns ha così commentato: ?Sul fronte degli asset la
concorrenza è molto intensa e gli attori del mercato si
trovano a combattere in maniera sempre più decisa per
assicurarsi una presenza all’interno della supply chain. La
speculazione legata alle acquisizioni inoltre ha contribuito a un
rialzo dei valori delle azioni nel corso dell’anno, tanto che i
titoli energetici sembrano essere finora rimasti illesi dalle
tendenze al ribasso che hanno segnato sinora le borse globali?. E
ha aggiunto: ?Tenendo in considerazione diversi aspetti come
l’attuale tasso di sviluppo del settore che oscilla tra il 20% e il
30%, l’impegno da parte dei produttori volto a ottenere livelli
superiori di redditività e nuovi concorrenti che si
affacciano sul mercato provenienti dalle tigri asiatiche, incluso
il Giappone, si può prevedere che l’attività legata a
fusioni e acquisizioni arriverà a interessare anche la
supply chain?.

La classifica.
L’indagine All Renewables
Index, che assegna punteggi agli investimenti in tutte le fonti di
energia rinnovabili, da quella solare a quella eolica fino alle
biomasse, riconferma gli Stati Uniti quali leader a livello
mondiale, una posizione difesa e mantenuta senza grandi
difficoltà sin dall’autunno scorso.

Nel corso del secondo trimestre 2007 i valori dell’Index sono
rimasti piuttosto stabili. Il cambiamento maggiore è
rappresentato dall’aumento di tre posizioni da parte del Regno
Unito, che dal quinto è passato al secondo posto (a pari
merito con India e Spagna): un balzo determinato da quanto
riportato dall’Energy White Paper stilato dal governo del Regno
Unito che pone le fonti rinnovabili al centro della futura politica
energetica, un forte segnale di stimolo per gli investitori.

L?Italia conferma l?ottava posizione già occupata
nell?ultima classifica, fermando così la discesa che nel
corso del trimestre precedente l?aveva portata dalla sesta
all?ottava posizione. Tale stabilizzazione si può in parte
attribuire all?onda di ottimismo scaturito dal decreto
interministeriale dello scorso febbraio che ha rimesso in moto il
meccanismo di incentivazione dell?energia elettrica prodotta da
impianti fotovoltaici, semplificando l?iter di accesso agli
incentivi, aumentando la potenza incentivabile e differenziando le
tariffe in base al grado di integrazione architettonica. ?Le nuove
tariffe e gli incentivi stabiliti rappresentano segnali politici
importanti ma non sufficienti, commenta Daniele Agostini, Senior
Manager di Ernst & Young. ?Purtroppo problemi strutturali
associati con le filiere e con le procedure amministrative
continuano frenare uno sviluppo veramente significativo delle
rinnovabili nel nostro paese?.

A livello internazionale, Johns ha affermato che le previsioni
per questo settore sono assolutamente positive, anche se si rende
indispensabile una massa critica per quelle aziende che davvero
intendono diventare attori chiave in questo segmento svolgendo un
ruolo di primo piano. ?La capacità di adottare e
commercializzare nuove tecnologie, di approcciare e penetrare nuovi
mercati e di diversificare l’offerta all’interno del settore
richiede situazioni finanziarie stabili, una tradizione di forte
liquidità per poter effettuare nuove acquisizioni, e un
approccio dinamico?.

L’indagine Ernst &
Young
L’indagine Country Attractiveness Indices
fornisce dei punteggi per i mercati nazionali di energia
rinnovabile, le infrastrutture e la relativa idoneità delle
singole tecnologie. L’indice assegna punteggi su scala 100 ed
è costantemente aggiornato. Gli indici principali vengono
definiti ?Long-Term Index?. Il Near-Term Index prende in esame
l’arco temporale di due anni con parametri e valutazioni
leggermente differenti. I Country Attractiveness Indices danno una
visione generica, e i differenti requisiti di sponsor/finanziatori
incidono chiaramente sulla classificazione dei Paesi. L’indagine
include e prende in esame 25 Paesi.

Pietro Barrile, Alessandra Leone
pleon.com

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