Gli sviluppi della fitoterapia

Dopo la prima fase empirica, altre due fasi completano gli sviluppi della fitoterapia fino ai nostri tempi: una analpogica e una scientifica

La fase analogica e i primi passi della fitoterapia

Alla straordinaria figura di Paracelso (Teofrastus Bombastus von Hohenheim), medico e alchimista svizzero (1493-1541) si deve la nascita della Spagirica, volta alla ricerca dell’elemento chimico essenziale: la Quintessenza. Secondo la teoria della “segnatura”, veniva ricercata nei segni esterni, nella forma e nelle caratteristiche delle piante il tipo di energia cosmica di cui era compenetrata e attraverso la ricerca di analogie, si cercava di risalire al suo potere curativo. Paracelso riprese la fondamentale concezione ermetica secondo cui l’uomo (microcosmo) è specchio ed immagine fedele dell’universo (macrocosmo) ed enucleò una serie di nozioni per formarsi una concezione olistica e completa della vita e della conoscenza, dell’uomo e della malattia.

La fase scientifica e i due diversi sviluppi della fitoterapia

Quella che si può definire la fitoterapia moderna, si sviluppa dopo il 1700, con il progredire delle conoscenze nel campo della chimica, della medicina, della botanica. Con Morgagni si gettano le basi della scienza moderna; a lui si deve la divisione dell’uomo in organi con l’individuazione delle patologie specifiche. Virchow, nel suo “Trattato di Patologia generale” individuò la patologia della cellula. Si passa in questo modo dall’organo alla cellula e alle sue parti. Da ciò si sviluppa la ricerca farmacologica del principio attivo che intervenga sulla patologia della cellula e dell’estrazione del principio attivo dalla pianta con elaborazione del prodotto di sintesi.

Si delineano così due diversi sviluppi della fitoterapia:

  • da una parte la fitoterapia con un approccio di tipo farmacologico, che si orienta sul principio attivo isolato, sul prodotto stabile e perfettamente dosato, sulla terapia mirata
  • dall’altra la fitoterapia che non misconosce la tradizione erboristica e si orienta sul fitocomplesso (l’utilizzo della pianta officinale in toto, considerata un’entità biochimica unitaria e dinamica: le singole molecole, mantenute unite nel fitocomplesso, possono agire in modo più equilibrato e sinergico a livello dell’organismo) e su un’azione di “terreno”.

Lo sviluppo moderno della fitoterapia

Successivamente si delinea una terza via, quella più completa ed attuale deriva dall’integrazione di entrambi gli approcci:

  • il rigore delle conoscenze scientifiche applicate alle piante, lo studio dei loro principi attivi, l’attenzione sulle modalità di azione e sul eventuali effetti collaterali e controindicazioni, con la ricchezza delle conoscenze tradizionali ed empiriche accumulatesi nelle varie culture nel corso di migliaia di anni, apportatrici di una visione globale e più allargata dell’uomo, della salute e della malattia.

 

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