Gli uccelli cantano “grazie Bruxelles”

Non sono in molti a saper riconoscere a prima vista un petrello di Madera o un marangone minore. Ma se gli amanti dei volatili possono ancora avvistarne degli esemplari in Europa, lo devono alla legge comunitaria approvata nel 1979: la direttiva sugli uccelli.

La direttiva sugli uccelli è stata la prima legge europea
per la salvaguardia delle specie in via d’estinzione e rimane una
delle misure più importanti in materia d’ambiente.

Uno studio pubblicato sulla nota rivista scientifica americana
“Science” – fa notare la Commissione Ue con una punta d’orgoglio –
ha confermato che la legge in questione ha contribuito in larga
misura ad impedire l’estinzione di alcuni uccelli selvaggi
europei.

La direttiva sugli uccelli è considerata un esempio di
successo della cooperazione tra diversi Paesi. Quando fu adottata
30 anni fa, l’Unione europea era formata solo da 9 Stati membri.
Oggi sono 27 i Paesi che devono seguire le stesse regole e si
contano quasi 5 mila zone speciali protette, pari a più del
10 per cento del territorio europeo.

“Gli uccelli non sono solo intrinsecamente belli e parte
inestimabile del nostro patrimonio naturale, ma sono anche
indicatori della qualità dell’ambiente”, ha detto Stavros
Dimas, commissario europeo all’Ambiente. “Gli uccelli selvaggi
europei hanno beneficiato in larga misura degli standard elevati
previsti dalla direttiva, ma dobbiamo ancora affrontare delle sfide
per assicurare la salute a lungo termine della popolazione di
uccelli”, ha aggiunto.

Nonostante i progressi, infatti, i problemi per gli oltre 500
uccelli selvaggi europei non sono ancora finiti. Secondo i
più recenti studi scientifici, il 43 per cento delle specie
che vivono in Europa sono a rischio. I rischi maggiori?
Bracconaggio, cacciatori, ma anche… leggi nazionali
scriteriate.

Gianluca Cazzaniga

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