Going North, in fuga per la vita

Going North Un film, in alta qualità digitale, vincitore nel 2006 del Golden Dragon al Festival Internazionale del Film Scientifico di Pechino

La Terra affronta i cambiamenti del clima da milioni di anni. La vita come la conosciamo oggi è frutto di un adattamento maturato grazie al susseguersi di migliaia di generazioni, di estinzioni, di novità. Come la Vita si difenderà dal riscaldamento globale? Going North risponde a questa domanda guardando al cambiamento climatico con gli occhi della Natura, in maniera scientifica, accompagnato da immagini mozzafiato. Dalle più alte vette delle montagne, alle profondità marine degli oceani.

Un film girato tutto in High Definition, vincitore nel 2006 del Golden Dragon al Festival Internazionale del Film Scientifico di Pechino ed acquisito dalla biblioteca di Alessandria d’Egitto. Riscritto 28 volte per aggiornare in itinere la sceneggiatura grazie alle scoperte scientifiche fatte negli ultimi anni, il film scivola placidamente tra riprese di rara bellezza e stralci di paesaggi quasi mistici.

La presenza dell’uomo si percepisce appena, non perché le responsabilità vogliano essere nascoste, ma perché la Natura non è solamente composta da Homo sapiens, con le sue città, le enormi distese a monocoltura, il traffico, i camini fumanti.

Scritto e diretto da Eugenio Manghi e magistralmente raccontato dall’indimenticabile voce di Claudio Capone, la Voce solenne dei documentari, Going North lascia allo spettatore un messaggio positivo, di speranza, come lo stesso regista spiega: “il film ha una visione positiva, stimolante, perché offre una soluzione”.

La fuga verso nord, cioè verso latitudini più alte alla ricerca di nuovi habitat, c’è e si vede. L’istrice ad esempio, ha sconfinato oltre gli Appennini, approdando in Pianura Padana. A memoria d’uomo non si ricorda la sua presenza. La garzetta, migratrice, preferisce svernare lungo i corsi d’acqua mediterranei. Il gruccione, che fino a poco tempo fa si fermava nelle zone umide del Ticino, ha superato le Alpi, stabilendosi a più di mille chilometri di distanza sul canale della Manica. Qualcosa sta succedendo.

Grazie ai corridoi biologici, delle immense autostrade verdi che attraversano le terre emerse da Sud a Nord, gli esseri viventi trovano la via di fuga verso climi ed habitat più ospitali e freschi, sfuggendo così all’estinzione. Sono i fiumi, i laghi, le foreste, le montagne, i parchi nazionali: zone insomma ancora relativamente intatte, che offrono agli animali e alle piante aree di rifugio, di sosta, di sostentamento. Così come avvenuto 2 milioni di anni fa, quando la Pianura Padana era un mare tropicale, anche oggi uccelli, mammiferi, piante e batteri sfruttano i corridoi biologici come risorsa che mira ad un nuovo equilibrio tra gli ecosistemi.

Le cime del Monte Bianco sfrecciano rapidissime sullo schermo, mentre il narratore conclude: “…andare a Nord. La necessità di soppravvivere viaggiando lungo le autostrade verdi, il varco che Madre Natura indica a milioni di esseri viventi per veder l’alba di un pianeta diverso, ma sempre vivo e ospitale“. E ora… Un sospiro di sollievo.

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