Goran Bregovic: la nuova energia del maestro

Reduce da una brutta caduta da un ciliegio e da un delicato intervento, il musicista world Goran Bregovic sprigiona nuova energia nel tour che lo ha portato al Teatro Romano di Ostia Antica assieme alla Wedding & Funeral Band.

Goran Bregovic, quando lo vedi non diresti mai che ha quasi sessant’anni e,
soprattutto, che fino a qualche mese fa ha rischiato la paralisi.
Goran Bregovic è un personaggio che ispira da subito
freschezza, una vivacità a tratti bambinesca, per quanto
complementare ad una saggia propensione all’ironia. L’artista, nato
a Sarajevo da padre croato e madre serba, è il massimo
esponente del balcan beat, fusione tra ritmi balcanici e
sonorità occidentali. Un musicista world dallo spirito
gitano, ma con nelle vene il rock’n’roll, la sua grande passione,
che all’età di 18 anni lo ha persino portato a vivere a
Napoli per suonare nei locali di striptease. Bregovic è
arrivato ad Ostia Antica per suonare assieme alla fanfaresca
Wedding & Funeral Band i suoi successi e presentare anche i
brani dell’imminente album “Alkohol”.

Forse sembrerà una domanda un po’ scontata, ma
dopo l’incidente è cambiato qualcosa in lei?

Queste cose non ti fanno più intelligente o saggio. Un
uomo della mia età tra i rami di un ciliegio! Non so che ci
facevo là sopra, ho avuto solo un momento di blackout
cerebrale e sono salito sull’albero. Sono stato alpinista e ho
scalato vette superiori ai 5000 metri sull’Himalaya. Una volta sono
caduto per oltre 200 metri e mi sono procurato solo una
normalissima ferita sulla gamba. Cadendo da un ciliegio, invece, mi
sono schiacciato due vertebre e ho dovuto affrontare un’operazione
alla colonna vertebrale per mettere delle parti in acciaio. Durante
la convalescenza mi dicevo “adesso mi devono venire pensieri
grandi”… ma l’unica cosa che sentivo era il dolore!

 

Almeno alla musica ci pensava?

No no! Non pensavo a niente… mi faceva troppo
male!

 

Lei è caduto da un albero che è simbolo
di vita e di ambiente. Qual è il suo rapporto con la
natura?

Ho sempre avuto un giardino in ogni casa in cui ho vissuto. A
Parigi ho persino un melo, forse l’unico che fa frutti nel centro
della città. Invece a Belgrado, dove c’è il mio
atelier, ho un orticello con tanti “tomati”. La prima cosa che
faccio la mattina è andare a vedere come stanno
perché ho in corso una piccola battaglia contro quegli
animaletti che vanno piano piano… come si chiamano, in
italiano?

 

…Lumache?

Sì, lumache! Cerco sempre di essere gentile con loro,
accompagnandole nel giardino del mio vicino. Ma loro ogni volta
tornano da me perché nel giardino del mio vicino non
c’è nulla. Io non voglio fare la guerra a loro, sono loro
che voglio fare la guerra a me!

 

La mescolanza è ciò che da sempre la
contraddistingue. Lei è figlio di Croazia e Serbia, ha fuso
generi musicali culturalmente molto distanti e ha sposato una donna
musulmana. Cosa andrebbe mischiato oggi per creare una
società migliore?

La musica, perché è il linguaggio universale,
nato prima delle parole, della religione e della politica. Vengo da
un posto, frontiera tra ortodossi, cattolici e musulmani, popolata
anche da tanti ebrei, dove tutto è stato mescolato. Un luogo
di contatto dove non c’è niente di puro, dove le diverse
popolazioni nei secoli si sono fatte continuamente la guerra.
Però siccome la musica è una cosa “furba” nella
nostra vita, si sono sempre imparate e cantate le melodie dei
nemici. Il mio pezzo ‘Ederlezi’, che ora è quasi diventato
una canzone nazionalista serba, nasce da un ritornello degli
albanesi, i più grandi nemici dei serbi. Il mondo è
ironico! Dio si diverte tantissimo con questi stupidi nazionalisti,
con loro fa gli scherzi più forti!

 

Il tempo è tiranno. Il palco lo
aspetta: la forza del suo live è sicuramente la parte
più importante di quel rito scaramantico che ha allontanato
la malasorte durante la sua convalescenza. Ci dice, con un bel
sorriso, di tornare dopo perché vuole raccontare una storia.
Il concerto sarà un grande successo. Il pubblico foltissimo,
danzante, in delirio. È la sua serata. Alla fine della gig,
molti gli amici venuti a salutarlo fuori dal camerino, non
c’è tempo per raccontare la storia. “Ve la racconto la
prossima volta, è una promessa!”. E noi di LifeGate, caro
maestro Bregovic, siamo certi che la reincontreremo molto presto
per ascoltarla.

 

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