Guerra ai randagi in Romania

Nessun compromesso d’ora in avanti nella questione dei cani randagi, ha annunciato il sindaco di Bucarest, Adriean Videanu.

Vagavano per le strade di Bucarest, città sempre grigia,
qualche anno fa, cani randagi. Tanti, duecentomila.
Rinselvatichiti, incattiviti, figli di quei cani che ai tempi di
Ceausescu stavano con le famiglie emarginate in casermoni popolari
rasi al suolo alla fine del regime.

Nella polvere ci sono finiti anche loro. Poi, nel 2000, l’allora
sindaco Traian Basescu decise di risolvere la questione spazzandoli
via, come polvere appunto. Armò squadracce di pezzenti che
si misero a rastrellare cani per la strada con bastoni, fucili,
lacci, uccidendoli sul posto o sbattendoli in luridi
cassonetti.

Ne sono rimasti 60.000. L’ex-sindaco è diventato
presidente dello stato, l’uomo più potente della
Romania.

Oggi, in questa cronica situazione di tensione, cosa accade? Che
il 30 gennaio, secondo un’agenzia, una di queste scarognatissime
bestie azzanna a una gamba un uomo. Un giapponese di 51 anni,
presidente di un’associazione culturale romeno-giapponese. Che
muore. E siamo proprio davanti al palazzo del governo!

Muore di cosa? Una vecchina dice d’aver visto un cane, e il
giapponese ha davvero il segno di un morso alla gamba. Ma non
grave, forse è morto di cuore, e per il mancato arrivo di
soccorsi.

Tanto basta. “Gli ha tranciato l’arteria di una gamba”, scrive
l’agenzia di stampa. Si scatena la caccia al cane: ”Raddoppieremo
il numero degli addetti al servizio di accalappiamento. Tutti i
cani catturati saranno immediatamente sterilizzati. Permetteremo
inoltre la cattura dei cani con l’aiuto delle armi”, fa sapere in
conferenza stampa il nuovo sindaco Adriean Videanu. Cambia la
legge: dopo tre giorni dalla cattura gli animali verrano
uccisi.

C’è una volontaria italiana lì in Romania, Sara
Turetta, che a Bucarest, Chernavoda e in un’altra città ha
organizzato strutture di ricovero e rifugi per cani.

“Fondazione Brigitte Bardot – ci ha detto – manderà
aiuti, così come una fondazione olandese ci assegnerà
i fondi per una clinica mobile, un camper riattato a piccola sala
operatoria. La situazione è disastrosa”. E scrive: “La tv
continua a mostrare scene agghiaccianti: donne che piangono e
cercano di fermare gli accalappiacani. Altre applaudono dalla
finestra gridando ‘Ammazzateli tutti’. Altri ancora lanciano
bottiglie sulle auto degli accalappiacani, insultandoli. La stesse
scene di 5 anni fa. Giorno e notte le lugubri camionette setacciano
la città. 1500 in 3 giorni. Sono stati catturati e sono
già tutti morti”.

Nei suoi rifugi si
dà aiuto ai quattrozampe scampati alla strada di Bucarest,
con volontari, impiegati che così si riscattano dalla
miseria, e gente del posto, che di nascosto un aiuto ai
quattrozampe, o a Sara, se è rimasta un po’ di
umanità, lo daranno.

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