Hell’s Kitchen, il riciclo che fa chic

Da un’idea di Marco Lai, Hell’s Kitchen produce caschi, cartotecnica e borse in camere d’aria riciclate. Un nuovo concetto di riciclo. Che porta il rifiuto ad oggetto di moda.

Azienda tutta italiana che produce borse, caschi ed accessori
realizzati con camere d’aria riciclate, cinture di sicurezza e
vecchie T-shirts. L’idea è di Marco Lai, giovane
imprenditore e ideatore del progetto.

Che cos’è Hell’s Kitchen e da dove è
nato?

“È un marchio di borse ed accessori, realizzati con la
camera d’aria riciclata. Provenendo dal mondo dello stile, sono
sempre stato uno sperimentatore e questo progetto è nato
proprio da un esperimento, sei anni fa circa”.

In pratica di cosa si tratta?

“Con le camere d’aria usate, soprattutto dei camion e dei trattori,
le cinture di sicurezza delle auto e le t-shirts e camice vintage
americane, realizziamo borse, caschi o agendine. Utilizzando questi
tre elementi, altrimenti rifiuti, realizziamo questo prodotto”.

Quindi solo materiale di riciclo?

“Certo. Usiamo solo materiali riciclati, a parte le cernierie o
altri oggetti difficilmente reperibili, e ci teniamo molto. Il
nostro claim è proprio ‘100% chic recycled’ perché
forse è un evoluzione del reciclo. Non è più
come succedeva negli anni ’70, che si trattava di prodotti
artigianali, naif. Ora dietro c’è un progettualità,
un pensiero rivolto a qualcosa che è usato, che viene
rigenerato come prodotto di design”.

C’è stato uno studio dietro quindi?

“Per poter arrivare ci son stati tre anni di studio; principalmente
per capire la camera d’aria: in realtà non è un
tessuto o un pellame, che lo si stende e lo si taglia. In
realtà la camera d’aria è cilindrica e circolare.
Abbiamo dovuto capire come poterlo rendere il processo industriale,
ripetibile. Alla fine ci siamo riusciti”.

Perché la camera d’aria?

“Perché ho sperimentato e sperimento tutt’ora un sacco di
materiali. Mi piace vedere e scoprire i limiti che questi hanno.
Per poter capirne poi la chiave ed utilizzarli. Con la camera
d’aria mi son trovato parecchio in difficoltà e questo mi ha
spinto a trovare il modo di lavorala e di creare un prodotto.

Come risponde il pubblico?

“Il prodotto piace molto, perché è in equilibrio tra
il riciclato e il nuovo, sembra quasi un oggetto in pelle. Per cui
viene concepito come oggetto di desing sì, ma da usare tutti
i giorni”.

Da dove viene il nome ‘Hell’s Kitchen’, la cucina
dell’inferno?

“Ci siamo ispirati ad un quartiere di New York, che nell’800 era il
vero e proprio bronx ante litteram. Oggi è un quartiere
frequentato da designer, artisti, scrittori. E vista la
trasformazione che il quartiere ha seguito, abbiamo accoppiato
questo concetto alla camera d’aria, che, da mero rifiuto, torna a
rivivere”.

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