Hiv e brevetti

Hiv e Sud Africa, un binomio esplosivo che ogni anno incrementa la sue vittime, ma dall’aprile del 2001 lo stato può produrre le sue medicine anti hiv

Grazie a ciò può produrre alcuni farmaci essenziali nella terapia anti-Hiv sottraendoli dalle speculazioni economiche imposte dai possessori dei brevetti.

In Sud Africa la situazione sanitaria riguardo al contagio da Hivè a dir poco drammatica. Infatti, il 16% della popolazione adulta è sieropositiva e nel 2000 il 20% delle morti totali e il 40% di quelle della popolazione tra i 15 e i 49 anni sono state causate dall’Aids.

Per il futuro, la situazione non è certo più rosea: il 23% delle donne incinta è sieropositiva e un recente rapporto del Medical Research Council’s (MRC) prevede che, entro il 2010, i morti da Hiv saranno tra i 4 e i 7 milioni. Per fronteggiare questa pestilenza il Sudafrica aveva richiesto alle multinazionali di fornire farmaci anti-Aids a prezzi in grado di coprire i costi di produzione, ma non i profitti derivanti dal monopolio. Dopo la risposta negativa, nel 1997 l’allora presidente Nelson Mandela ha introdotto il “Medicine Act” per sostenere la produzione locale senza pagare i diritti di brevetto. Questa decisione fu presa rispettando l’articolo 30 degli accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che prevede questa possibilità nel caso vi sia un interesse pubblico e un uso governativo e non commerciale del farmaco.

Ciò aprì una feroce disputa tra il governo sudafricano e 39 case farmaceutiche. Queste ultime furono sostenute dal Dipartimento per il Commercio Estero statunitense e dall’allora vicepresidente Al Gore, che in questo modo si sdebitava del sostegno economico che aveva ricevuto durante la campagna elettorale del 1996.

A supporto delle tesi del governo sudafricano e contro la speculazione economica delle multinazionali farmaceutiche si sono mosse molte organizzazioni non governative che, grazie all’aiuto dei mass-media e di fronte ai 400.000 morti di Aids nel Sud Africa nel periodo tra il 1997 e il 2000, sono riuscite a dare risonanza mondiale a questa contesa. La sensibilizzazione dell’opinione pubblica, con il lavoro di molti attivisti, ha permesso di poter esercitare una forte pressione sia sui singoli governi sia sulle multinazionali. Tutto ciò ha consentito di far cessare le pressioni politiche e commerciali americane e, nell’aprile del 2001, il ritiro della causa da parte delle case farmaceutiche.

A cura di Gabriele Garbillo

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