I big a Roma per un workshop sull’idrogeno

L?idrogeno

Prima di tutto facciamo un passo indietro fino al 1874. Il
romanziere Jules Verne, nel suo libro, “L?isola misteriosa”
scriveva: “Credo che un giorno l?acqua sarà impiegata come
combustibile e che l?idrogeno e l?ossigeno, che la costituiscono,
forniranno una fonte di calore e luce”. Ebbene lo scenario
descritto e forse fantasticato, nel 2030 sarà realtà.
Dopo più di 150 anni un sistema energetico basato
sull?idrogeno sarà in grado di fornire le stesse
caratteristiche, le stesse prestazioni e gli stessi servizi che
attualmente sono delegati ai combustibili fossili. Il tutto nel
completo rispetto dell?ambiente che ci circonda. Come afferma il
prof. Orecchini, docente di Sistemi Energetici
all?Università “La Sapienza” di Roma, e coordinatore
scientifico di H2 Roma, è “Troppo bello per non essere vero.
Non ci possiamo permettere di non realizzarlo”.

Vediamo in sintesi come funziona il sistema idrogeno. L?idrogeno
è l?elemento più diffuso dell?universo, ma non si
trova mai libero; è sempre legato all?ossigeno nell?acqua
oppure al carbonio negli idrocarburi. Per produrlo dobbiamo
spezzare questi legami e lo possiamo fare attraverso tre diversi
processi:

  • Termochimico (utilizzando le alte temperature)
  • Elettrolitico (sfruttando corrente elettrica, esempio con
    elettrolisi);
  • Biochimico (mediante un vero e proprio attacco batterico che
    “smonta” la materia principale).

La produzione dell’idrogeno per essere pulita al 100% deve
utilizzare fonti rinnovabili ed in particolare, dovrebbe sfruttare
l?energia solare, l?unica presente 365 giorni l?anno in ogni
singolo punto della terra.

Ora che abbiamo l?idrogeno vediamo come questo può
produrre energia per muovere un veicolo. Ci sono due strategie
diverse. La prima si basa sulle celle a combustibile. All?interno
di questi generatori, l?idrogeno viene fatto reagire con l?aria
(ossigeno) ricavando energia chimica, convertita in energia
elettrica per il motore, calore e vapore acqueo, che costituisce
l?unica emissione allo scarico. Non più NOX, CO2, ma acqua,
che dopo un semplice trattamento di mineralizzazione, può
anche essere tranquillamente bevuta. Questa soluzione delle celle a
combustibile è quella percorsa dalle maggiori case
automobilistiche. Tranne una: la BMW.
La casa tedesca infatti preferisce puntare sulla seconda opzione:
motori a combustione interna, del tutto simili ai tradizionali
propulsori a benzina, ma alimentati ad idrogeno liquido. BMW
ritiene che questa sia l?unica a permettere, al momento,
prestazioni dinamiche superiori. A testimonianza di ciò
basta pensare ai record stabiliti in pista dal prototipo BMW H2R,
il quale con i suoi 302,4 Km/h è l?automobile ad idrogeno
più veloce del mondo.
Allo stesso tempo questa tecnologia offre anche il vantaggio di
poter guidare l?automobile in dual mode cioè, sia a benzina
che ad idrogeno, colmando eventuali “buchi” che si dovessero
presentare durante la creazione della rete di rifornimento.
L?attenzione di Fiat invece si focalizza sulla città,
lasciando da parte in questo momento prestazioni da record. In
ambito urbano infatti distanze e percorrenze sono ridotte,
permettendo così minori difficoltà di stoccaggio
dell?idrogeno. Sulla nuova Panda Hydrogen è dunque possibile
posizionare i serbatoi di materiale composito sotto il pianale
della vettura, lasciando inalterate le caratteristiche di
abitabilità della city car Fiat. Una piccola flotta di
queste Panda ad idrogeno faranno la loro apparizione nel 2007 a
Mantova all?interno del programma di ricerca Zero Regio.
Ma la sperimentazione dell?idrogeno non riguarda solo automobili.
Ci sono i veicoli commerciali, due Sprinter di Daimler Chrysler
sono in servizio con l?UPS in Usa; ci sono gli autobus urbani
Citaro, in circolazione sulle strade di 10 importanti città
europee; ci sono veicoli particolari come il H20 di Peugeot, la cui
specificità è rappresentata dalla produzione di
idrogeno direttamente a bordo partendo da una soluzione di
boroidrato di sodio. A dire il vero proprio il gruppo PSA, Peugeot
Citroen, tramite il direttore dell’innovazione Pascal Henault, ha
dichiarato le sue perplessità sulla società ad
idrogeno preferendo puntare a risposte più immediate come i
biocarburanti.
Ma tutti questi veicoli dove andranno a rifornirsi? Un domani in
California tutti i condomini avranno secondo Honda, una propria
“Home Energy Station” dotata di impianto di reforming che
permetterà di ricavare l?idrogeno dal biogas. Nel frattempo
però la rete mondiale di distribuzione dell?idrogeno
è completamente inesistente. Esistono soltanto una ventina
di impianti dedicati in esclusiva al rifornimento di piccole flotte
sperimentali e non aperti al pubblico. L?unico che è
accessibile a tutti è quello di Rejkyavik in Islanda
realizzato dalla Shell.
Una tappa di avvicinamento verso l?era dell?idrogeno è per
noi individuabile nella tecnologia ibrida. Quest?ultima rappresenta
una soluzione innovativa che prevede la combinazione di un motore a
benzina, con emissioni ottimizzate, con un motore elettrico a zero
emissioni, alimentato da batterie al nichel-idruri metallici
(Ni-MH) che vengono ricaricate in marcia e in fase di
decelerazione.
Avere una marcia in più sull?auto ibrida, potrebbe
permettere a Toyota e Honda di essere in pole position nel 2030
quando inizierà l?era dell?idrogeno. In quel momento
potrà essere sufficiente sostituire la propulsione a benzina
con uno stack di celle a combustibile ad idrogeno e l?auto del
futuro sarà bella e pronta.

Alessandro Marchetti Tricamo

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