I cinque sensi e la comunicazione

Ciascuno di noi, parlando, utilizza inconsapevolmente dei verbi o delle metafore legate ai cinque sensi. Quasi sempre prevale una modalità: scopriamola.

“Ho il mio punto di vista”. Effettivamente nella mia testa è
proprio così: ritorno alla mia esperienza proiettandomi
mentalmente delle immagini da una posizione ben precisa, e se non
cercherete anche voi di “vedere” la scena dalla stessa
“angolazione”, sarà difficile condividerla. Frasi come “Non
mi suona bene” o “Mi sembra una situazione pesante”, portano allo
scoperto esperienze profonde, registrate seguendo il proprio
sistema di “filtri”sensoriali.

La struttura superficiale della comunicazione (cioè le
parole che usiamo) derivano da complesse dinamiche esperienziali ed
emotive, che si svolgono a livello inconscio, nella struttura
profonda.
Gli elementi linguistici visivi comprendono tutte le espressioni
tipo: guarda, è chiaro, immagina, vediamo, ecc.
Quelli di tipo auditivo sono ad esempio: l’unica nota stonata
è, ascolta, suona male, ecc.
Quelli cenestesici (termine che indica la percezione di sensazioni
corporee) emergono così: mi hai ferito, mi sembra
soffocante, mi tocca profondamente, è viscido, il tema
scotta.
Ovviamente tutti noi usiamo di continuo ognuna di queste categorie,
ma di solito si riesce ad individuare qual è la
prevalente.
I visivi tendono a parlare velocemente, perché “vedono” la
scena nella loro mente, mentre i cenestesici “vivono” le parole che
dicono, le assaporano e sono più lenti nell’eloquio.

La programmazione neurolinguistica (P.N.L.) ha evidenziato come sia
possibile adeguare i propri filtri linguistici a quelli dell’altro
per “parlare una lingua comune” e facilitare l’armonia e la
comprensione. Se invece si tratta del primo incontro, e non si
conosce qual è il filtro primario dell’altro, si può
inviare un messaggio multisensoriale, ovvero inserire predicati,
verbi e aggettivi di tutti i tipi.
Questi accorgimenti migliorano la qualità della
comunicazione; ma avvengono anche inconsapevolmente grazie
all’empatia, quando vediamo, ascoltiamo e sentiamo il mondo
dell’altro.

Olga Chiaia
Psicologa Psicoterapeuta

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