I manufatti della tradizione

Dal lino alla seta, dal cotone alla lana, la lavorazione delle fibre naturali.

La più antica tra le fibre vegetali è certamente il
lino (Linum usitatissimum), pianta dalla quale, a seguito della
macerazione delle fibre, è ricavato il tessuto, conosciuto
nella regione dell’antico Egitto fin dal V millennio avanti
Cristo.

Il cotone, il cui termine deriva dall’arabo katun ovvero “terra di
conquista”, già presente prima del secondo millennio avanti
Cristo in India ed anche in Perù, fu introdotto dai Saraceni
prima in Sicilia nel IX Secolo e poi in tutta Europa attorno al
1300.

La seta, fibra ricavata dal filamento del bozzolo del cosiddetto
“baco da seta” ebbe la sua origine circa nel 2600 a.C. in Cina o,
secondo alcuni, in India.

Per centinaia d’anni i cinesi custodirono gelosamente il segreto
delle varie fasi della sericoltura: leggi imperiali punivano
severamente coloro che lo rivelavano. Solamente con il declino
dell’impero, la cerchia di coloro che erano a conoscenza di questa
lucente fibra si allargò e fu così possibile la sua
introduzione in occidente.

La filatura e la tessitura della lana si svilupparono dopo quelle
delle fibre vegetali. Da ritrovamenti archeologici risulta che la
lavorazione era diffusa in diversi luoghi, dalle Ande all’Egitto,
dall’Asia Minore all’Europa Settentrionale.
Roma importava lana grezza dalla Grecia, dalle Gallie e dall’Africa
per lavorarla nelle fabbriche dell’impero.

Nel corso dei secoli, nonostante alcuni momenti di crisi, il
settore laniero italiano è quello che si è
maggiormente distinto, al punto che ancora oggi l’Italia può
contare sul primato assoluto nella lavorazione di questo
prodotto.

Lorenzo
Maggioni

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