I nuovi materiali del design ecologico

Oggetti di scarto, materiali di imballo della produzione industriale e nuove plastiche sono tra le materie prime dal maggior potenziale creativo usate dai designer.

Il design ecologico adotta tra le sue materie prime con il maggiore
potenziale “creativo” una serie di materiali ed oggetti considerati
di scarto oppure fino ad ora mai usati per creare oggetti di
design. L'”arte povera” contemporanea si basa su una filosofia
creativa simile. Questo tipo di creatività ha un modello
autentico nella capacità delle popolazioni più povere
di ri-utilizzare gli oggetti diventati vecchi e inservibili,
facendoli diventare nuovi oggetti con nuove funzioni. Si pensi ad
esempio al copertone della bicicletta che diventa una suola per le
pantofole o alle lattine dell’olio per automobile che si
trasformano in divertenti macchinine ed aeroplani. E’ un modo per
allungare il più possibile la durata dei propri beni.

Tra queste cosiddette “materie prime seconde” troviamo scarti di
numerose produzioni industriali, quasi sempre manufatti dalla forma
già ben definita. Questo perché oggi la maggior parte
degli oggetti viene realizzata con tagli e lavorazioni a macchina
molto precisi che producono scarti dalla forma altrettanto
perfetta. Questi scarti, invece di diventare ingombranti rifiuti,
possono venire riutilizzati dai designer ecologici per creare nuovi
oggetti di uso quotidiano. Naturalmente non vengono più
riconosciuti come scarti.

Paolo Ulian è un noto designer che ha applicato con successo
questa filosofia creativa. Ha realizzato ad esempio il
“bat-tagliere”, un tagliere che ha come base un pezzo di
marmo risultante dal taglio dei top dei lavabi del bagno. A questo
è stato aggiunto una semplice asola in cuoio e quattro
piedini in gomma. Questo oggetto fa parte di una produzione “in
serie” (anche se limitata al numero degli “scarti” a disposizione),
in quanto il pezzo ri-usato ha sempre la stessa forma. E’ anche
possibile creare dei pezzi unici di design ecologico “povero”. Un
esempio è il tavolo “molazza” disegnato dal gruppo
Clayart, dove il piano deriva dalle griglie di acciaio usate per la
realizzazione di pezzi in laterizio che sono diventate inservibili
nella loro funzione produttiva e che, grazie all’usura subita al
passaggio dell’argilla, regala ogni volta una forma diversa.
Anche gli imballaggi con cui vengono trasportati e consegnati la
maggior parte degli oggetti di uso quotidiano, se opportunamente
conservati, possono diventare una materia prima “povera” per i
designers ecologici. Paolo Ulian ha realizzato una seduta e
svariati paraventi dalle forme estremamente interessanti legando e
tagliando in diversi modi degli imballaggi.

Se queste “materie prime” sono utilizzate soprattutto dai giovani
designer con mezzi contenuti a disposizione, va aggiunto che esiste
una serie di materiali “nuovi”, decisamente più costosi. Si
tratta delle nuove plastiche naturali, come la BIO-PAL ,
derivata dal processo di formazione del glucosio, e la
MATER-BI, che ha come materia prima il mais. Entrambe hanno
prestazioni simili alla plastica, per cui possono essere materiali
alternativi a quelli sintetici per realizzare qualsiasi oggetto
“usa e getta”, come posate, bicchieri, piatti, penne, ecc. Il loro
ciclo di vita è ancora più ecologico, in quanto essi
derivano da materiali naturali ed il loro smaltimento è
praticamente innocuo per l’ambiente.

Beatrice
Spirandelli

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