I nuovi padroni dell’acqua

Grandi aziende multinazionali si spartiscono le riserve di acqua dolce e la rivendono nonostante si tratti di un bene primario come l’aria.

Ad oggi sono circa una decina le grandi aziende multinazionali che
distribuiscono l’acqua a fini di lucro.

Le due più grandi e conosciute sono francesi: la Suez e la
Vivendi Universal. Solo questi due giganti erogano acqua potabile
ad oltre 200.000.000 di persone in 150 paesi diversi.
L’Organizzazione Mondiale e la FMI (Fondo monetario internazionale)
obbligano i paesi del terzo mondo a lasciare i loro sistemi
pubblici di distribuzione e a stipulare nuovi contratti proprio con
queste aziende, con la promessa che ciò comporterà la
cancellazione del debito pubblico.
A cosa portera questo è abbastanza prevedibile: prezzi
dell’acqua alle stelle, nessuna trasparenza sulle varie operazioni
commerciali che verranno intrattenute, possibilità di
interrompere l’erogazione a coloro che si trovano nella condizione
di non poter pagare.
Tutte queste grosse aziende sono adesso impegnate nella costruzioni
di grandi condutture, in modo da poter trasportare l’acqua dolce
anche su lunghe distanze. Questo naturalmente solo per quegli
utenti in grado di far fronte alla bolletta, come per l’energia
elettrica e per il gas.
La Wto, inoltre, vietando i controlli sull’esportazione di ogni
“merce” e considerando l’acqua dolce una “merce”, dà la
possibilità in futuro di poter contestare come forma di
protezionismo, l’imposizione di divieti o di quote
sull’esportazione dell’acqua per motivi ambientali.
Certo tutto questo dà da pensare ed è estremamente
preoccupante.

I governi stanno già cedendo il controllo sulle riserve
idriche e questo vuol dire che i governi firmatari dovranno in
seguito autorizzare le aziende transnazionali a presentare delle
offerte concorrenziali.

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