Ecoturismo. I Parchi della pace

La nuova via dello sviluppo africano fa leva sull’ecoturismo.

Dallo scacchiere africano sta lentamente emergendo una nuova
geometria di parchi e riserve naturali, frutto di un inesorabile
processo innescato in anni recenti sull’onda dell’ecoturismo.
Mediante la fusione di più parchi preesistenti in paesi
confinanti, nell’anno dedicato all’ecoturismo prende impeto il
grande progetto promosso e finanziato principalmente dal Sud
Africa, quello dei Parchi della Pace o Transfrontier Parks.

In Aprile è prevista l’apertura della più grande area
protetta del mondo: le recinzioni elettriche tra alcune porzioni di
Sud Africa, Zimbabwe e Mozambico verranno eliminate, a formare il
Great Limpopo Transfrontier Park (38,000km2), fusione dei parchi
Kruger (Sud Africa), Gonarezhou (Zimbabwe), Limpopo (di recente
proclamazione in Mozambico). In preparazione all’abbattimento delle
recinzioni, i primi 30 guardiaparchi appositamente addestrati per
il Limpopo Park (in un paese devastato da 30 anni di guerra civile)
stanno già monitorando i primi 25 elefanti trasferiti dal
Sud Africa nel 200, con l’ausilio di radiocollari. L’operazione
è finanziata dalla fondazione sudafricana Peace Parks
(patrono: Nelson Mandela).
Il primo parco di questo genere fu inaugurato nel maggio 2000, il
Kgalagadi Transfrontier Park a cavallo tra Sud Africa e Botswana.
Qui gli ultimi Boscimani potranno recuperare una porzione delle
loro antiche terre. Altri esempi sono il nuovo parco
Richtersveld/Ai-Ais (Sud Africa e Namibia), dove vivono gli ultimi
Nama seminomadi. Di imminente formazione il parco Malawi – Nyasa –
Kiassa (Mozambico, Malawi e Tanzania) e altri ancora.

Collegando parchi e riserve e destinando parti di essi ad utilizzi
diversi della terra, scientificamente monitorati (dalla caccia al
turismo all’allevamento regolato), si restaurano, dove possibile, i
corridoi naturali di un tempo, stimolando la cooperazione regionale
nella conservazione della natura e nel turismo. Il delicato
procedimento ha l’ambizione di mettere d’accordo amministrazioni
locali, corporazioni private ed enti scientifici. Le popolazioni
indigene confinanti potranno così ottimizzare i benefici
provenienti dalle risorse naturali condivise; nasce un nuovo modo
per combattere la povertà e contribuire allo sviluppo
dell’Africa.

Riconoscendo che l’ambiente non conosce confini politici e che i
popoli africani hanno nell’ecoturismo un’ottima “chance” di
sviluppo più adatto al loro territorio, vale la pena
affrontare anni di contrattazioni attente, che devono far leva sul
consolidarsi delle democrazie. Farneticazioni di pochi visionari?
Sembra proprio di no. Milioni di dollari sono già stati
mobilitati allo scopo e proprio l’impegno del Sud Africa sembra
aver provocato la scintilla per questa grande rivoluzione
positiva.

Silvana Olivo

 

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