I pesci stanno male? Si vede dal mosaico

L’archeologia svela come una volta i pesci fossero più grandi e quindi in salute. Come? Grazie a un mosaico romano raffigurante una cernia gigante.

Chi ritiene che le materie umanistiche siano inutili nella
società di oggi, dovrà ricredersi leggerndo l’esempio
di questo studio recentemente pubblicato sulla rivista
Scientific American e su Frontiers in
Ecology and the Environment
.

Tutto è partito con un mosaico romano custodito nel
Bardo
National Museum
di Tunisi: l’opera raffigura una
cernia bruna così grande da essere in grado di mangiare un
pescatore. I due autori della ricerca, Paolo Guidetti
dell’università del Salento e Fiorenza Micheli della
Stanford University, hanno poi effettuato confronti con altri
reperti simili, per verificare che la rappresentazione tunisina non
fosse frutto solo di una “licenza artistica” dell’artigiano
ideatore della raffigurazione.

 

Su 37 mosaici etruschi, greci e romani presi in esame, sono
state individuate 23 cernie brune, tutte di taglia maggiore
rispetto a quelle attuali, tanto da aver meritato, in alcuni casi,
l’appellativo di “mostri marini”. I metodi di pesca – con reti e
arpioni – sono poi risultati molto diversi da quelli di oggi, se
non inefficaci, perché questi pesci vivono molto in
profondità.

 

I dati raccolti consentono di affermare che al di fuori delle
aree protette le cernie non stanno recuperando le dimensioni
originali, e anche all’interno di queste non sono grandi come
qualche millennio fa. Secondo Micheli “Una indicazione che si
potrebbe trarre è che servirebbe una moratoria totale sulla
pesca delle cernie, ma questo è molto difficile,
perché questi pesci sono uno degli obiettivi preferiti della
pesca sportiva”

 

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