Riconciliazione tra bianchi e neri

I testi raccontano storie ancestrali e di vita quotidiana, parlano di diritti violati, ma auspicano anche la riconciliazione tra bianchi e neri

Yothu Yindi
Nella lingua nativa, Yothu Yindi sta a significare il legame fisico
e spirituale della gente Yolngu (NT) con l’antica cultura tribale.
Yothu Yindi, il cui leader carismatico è Mandawuy Yunupingu,
uno dei pochi nativi che abbia mai fatto seguire al durissimo
insegnamento tribale una laurea “bianca”, ha ottenuto un grande
successo internazionale e i suoi componenti, cinque aborigeni e due
australiani bianchi, sono artisti a tutto campo, produttori
musicali e ambasciatori della cultura aborigena. Il loro repertorio
include molte canzoni tradizionali sacre – il canto tribale
(djatpanarri), clapsticks (bilma), didjeridu (yidaki) e suoni
dell’outback- combinate con stili e tecnologia occidentale. I testi
sono veri e propri slogan politici, raccontano storie ancestrali e
di vita quotidiana, parlano di diritti violati, ma auspicano anche
la riconciliazione tra bianchi e neri. Promuovono il riconoscimento
e il rispetto delle differenze culturali cercando di incorporare ed
armonizzare la cultura tradizionale aborigena come parte del
patrimonio nazionale nella prospettiva di una storia sociale
multietnica e multiculturale. Cantano nella lingua nativa Yolngu e
in inglese. Dal 1989 ad oggi Yothu Yindi ha inciso numerosi album e
singles di successo (Treaty, Tribal Voice, Djapana, Timeless Land)
grazie all’arte di saper combinare il business della musica con
quello della cultura nativa.

Archie Roach

Tra la fine dell’800 e l’inizio degli anni ’60 in Australia almeno
100 mila bambini aborigeni, soprattutto meticci, vennero sottratti
con la forza alle loro famiglie e fatti crescere sotto la custodia
dello stato, delle missioni cattoliche o affidati a genitori
adottivi bianchi con la motivazione di una più adeguata
“protezione morale”. In altre parole, per essere educati come
bianchi. Archie Roach è stato uno di quei bambini deportati.
Divenuto adulto, a fatica e con sofferenza è riuscito a
recuperare il ricordo della propria storia, grazie soprattutto
all’aiuto della musica. Oggi, le sue canzoni, scritte per chitarra
e voce, narrano quella traumatica esperienza, la discriminazione
razziale e il problema dell’alcolismo tra gli Aborigeni, le
speranze del suo popolo e il diritto alle terre ancestrali. Con il
primo disco Took The Children Away (1991) ha vinto il prestigioso
“Human Rights Achievement Award”. Nel 1993 Jamu Dreaming, con cui
Roach celebra la riscoperta dei valori ancestrali da parte degli
Aborigeni urbanizzati, si è aggiudicato il Best Indigenous
Record Award. Nel 1997 ha inciso Looking for Butter Boy osannato
dalla critica. Oggi è un uomo sereno e un raffinatissimo
cantautore di successo, apprezzato in Australia e all’estero.
Recentemente ha inciso la colonna sonora del film The Tracker, che
narra lo scontro tra la cultura aborigena e quella dei bianchi.

Ruby Hunter

Anche Ruby Hunter è stata una delle tante bambine “rubate”
alla sua famiglia e sradicate dalla cultura nativa. La sua carriera
artistica è da sempre legata all’impegno sociale e alla
riscoperta dei valori ancestrali della sua cultura. Moglie di
Archie Roach, è considerata una delle voci native più
originali e importanti. Le sue canzoni raccontano la vita da una
prospettiva tutta femminile, così come viene vista e vissuta
dalle donne Aborigene. La piaga della prostituzione (Who’s to
Blame?) e la violenza all’interno delle mura domestica contro le
donne (A Change is Gonna Come) sono alcune tematiche ricorrenti nei
suoi testi. L’album Thoughts Within, che ha segnato il suo debutto
discografico, è un lavoro superbo caratterizzato da testi e
melodie struggenti, illuminato da una voce profonda.

Maurizio Torretti

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