I sani lo sognano, i folli… lo fanno

Ci sono notizie di cronaca nera che risvegliano angoscia in chi ancora non ha affrontato e risolto problemi di aggressivit

“Studente universitario ammazza suo padre …”, “Ragazza di buona
famiglia ammazza la madre e il fratellino…”, “Ragazzo disoccupato
ammazza i propri genitori…”. Queste sono le storie che negli
ultimi tempi fanno notizia e che arricchiscono le pagine dei
quotidiani più venduti.
Colpa della famiglia, della società, dei mass media, di
qualche gene impazzito; tutti col dito puntato, alla ricerca del
colpevole di tali tragedie; come se, raggiunto l’obiettivo tutti
fossimo più a posto con la nostra coscienza. Ma ci rendiamo
subito conto che ciò non ci tranquillizza.
Allora, perché sentirsi tanto colpiti per un omicidio che
non abbiamo compiuto?
Forse perchè ciascuno di noi almeno una volta nella propria
vita ha fantasticato di liberarsi “del proprio genitore”.

Questa sembra essere l’affinità di base che c’è tra
chi solamente lo fantastica e chi lo realizza anche concretamente:
è la fantasia, il fantasma!
La differenza è che chi solamente lo fantastica può
servirsi di una serie di strumenti: il linguaggio, l’arte e il
gioco; attraverso cui ri-costruire i genitori appena ammazzati a
livello fantasmatico, mentre il figlio-omicida non riuscendo a
tollerare l’enorme angoscia, associata al fantasma, passa all’atto,
privo di ciò che gli esperti del settore definiscono come
“meccanismi riparatori”.
L’agito allora diventa l’unica possibilità di uscita ma allo
stesso tempo porta la persona ad intraprendere una strada senza
uscita; l’enorme vuoto affettivo, che l’atto tende a colmare
produce l’effetto contrario di mettere di fronte la persona alla
propria potenza distruttrice in modo irrecuperabile.

Al vissuto interno di distruzione e morte si associa quello esterno
di eguale portata che spesso conduce la persona ad allontanarsi
dalla realtà vivendo in modo acritico quello che è
successo con la conseguenza di amplificare la risposta sociale,
spesso di tipo moralista.
Allora i problemi, l’angoscia, il vuoto, sembrano lontani dal
nostro soggetto che ha ormai smesso di essere attraversato dal
disagio e comincia a far parte del “mondo dei cattivi”.
A tal proposito non posso non menzionare ciò che durante un
seminario, un illustre maestro dell’arte terapeutica disse ai suoi
uditori: “I figli indipendenti sono quelli che riescono a perdonare
i loro genitori per tutte le loro inadempienze”.

Nicoletta Leone
Psicologa, Psicoterapeuta

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