I sogni dei bambini

I bambini sognano sin da piccolissimi. Il modo in cui reagiscono, al risveglio, ai propri sogni, dipende dall’atteggiamento dei genitori, e influenza il loro futuro rapporto col sonno.

Prima dei tre anni manca la capacità di raccontare: è
dunque difficile indagare sui sogni dei bambini. Subito dopo, i
piccoli fanno dei resoconti, ma spesso la fantasia e il sogno reale
s’intrecciano in modo inconsapevole. Il contenuto pare essere
statico, poca partecipazione personale, scarse interazioni,
prevalenza di animali. Negli anni successivi c’è uno
sviluppo della complessità del sogno, parallelo a quello
cognitivo ed affettivo. Compaiono personaggi fantastici, luoghi
immaginari, simboli.
Secondo Freud, i sogni infantili sono molto chiari, brevi e
coerenti. Il loro contenuto è di solito trasparente: si
tratta dell’adempimento di un desiderio diurno, o la copia fedele
di vicende familiari e scolastiche. E’ solo dalla terza infanzia
che inizia a formarsi il sogno simbolico, con messaggi mascherati
ed enigmatici come quello degli adulti.

E’ facile che il bambino, anche molto piccolo, abbia degli incubi,
che non sa nemmeno raccontare. A volte si verificano dei sogni
ricorrenti, quasi a riflettere un blocco che non riesce a superare.
E’ importante che l’adulto accolga le sue associazioni spontanee,
cioè tutte le impressioni che aggiunge di sua iniziativa:
farlo raccontare, fargli disegnare il racconto, lasciar emergere
senza minimizzare il nocciolo dell’angoscia dell’incubo.

Ascoltare al mattino i sogni dei bambini, senza interpretarli,
è un gioco utile: aiuta a valorizzare il sogno e il sonno, e
a non averne paura. Un tempo si alimentavano gli incubi con minacce
al momento dell’addormentamento. E’ importante invece cercare di
predisporre dei “sogni d’oro”, con ninnananne rassicuranti,
visualizzazioni dei colori preferiti, antidoti magici inventati
insieme. E se la strega dell’incubo si fa viva lo stesso, la
mattina dopo bisogna disegnarla il meglio possibile e bruciarla.
Con l’unico rischio che il rituale liberatorio si riveli
così divertente da indurre nuove incursioni di mostri per
poterlo ripetere.

Olga Chiaia
Psicologa Psicoterapeuta

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