ICOS. Ecco la rete acchiappa CO2

Per la prima volta l’Europa sigla un accordo per misurare i gas serra dell’Unione. E l’Italia sieder

Per i non addetti ai lavori è la “rete acchiappa
CO2
“. In realtà si tratta del progetto
ICOS
(Integrated Carbon Observation System),
finanziato dalla Commissione Europea, che per la prima volta
realizzerà una rete di monitoraggio dei gas
serra
dell’Unione e fornirà un quadro preciso delle
emissioni in tutta Europa.

Fino ad oggi ogni nazione ha fatto da sé:
misurazioni spesso diverse tra loro, difficili da mettere in
relazione perchè non sistematiche. Da oggi ICOS, grazie ad
un centinaio di stazioni, misurerà ed integrerà tutti

i dati provenienti dall’atmosfera, dal mare e dalla
terra
.

“Le stazioni di ICOS sono distribuite in più di 20
Paesi europei
, tra cui, oltre all’Italia, anche Belgio,
Cechia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Israele,
Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Svezia
e Svizzera”, spiega il dottor Antonio Bombelli,
del Dipartimento per
l’Innovazione
dei sistemi biologici, agroalimentari e
forestali dell’Università del la Tuscia, che segue
il progetto
.

Evidenti le implicazioni di questo importante
progetto: conoscere
quasi in tempo reale le emissioni
di gas serra e
quante di queste emissioni siano assorbite dagli ecosistemi,
aiuterà a formulare un bilancio europeo del carbonio.

Inoltre la rete di monitoraggio potrà valutare anche
l’impatto di eventi climatici inaspettati come, ad
esempio, la siccità, e stimare la reazione degli ecosistemi
terrestri ai cambiamenti del clima.

Lo sottolinea anche il dottor Bombelli: “Non è facile creare
un’infrastruttura all’avanguardia che attraversi gran parte
dell’Europa, per misurare in modo stabile e continuativo
nei prossimi 20 anni
il ciclo del carbonio europeo. Questi
dati – continua – non hanno solo un interesse scientifico, ma sono
di grande
attrazione anche per l’opinione pubblica
,
sempre più desiderosa di capire cosa sta accadendo intorno a
noi”.

L’Italia coordinerà le stazioni terrestri,
ed avrà un ruolo chiave a livello internazionale nell’ambito
del monitoraggio, con l’obiettivo di arrivare ad avere un
sistema utilizzato a livello mondiale
. Insomma il
cervellone che elaborerà tutti i dati raccolti sarà
gestito dall’Italia, tramite l’Università della Tuscia ed il
CMCC (Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici).

A pochi giorni dalla conferenza sul Clima di
Durban, ecco un ottimo strumento che pone l’Europa al centro dello
studio sui cambiamenti climatici e che vuole dimostrare come un
accordo globale dopo Kyoto, forse, sia possibile.

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