Il bagno della Regina

A Orbetello, situato lungo una stretta lingua di terra protesa verso l’Argentario, uno stretto varco nella roccia viene chiamato il bagno della regina.

Nella zona lagunare, a lato della cosiddetta “tagliata etrusca”, il
canale romano che collega il lago di Burano col mare, si vede
l’imboccatura del Bagno della Regina, una spaccatura naturale,
adattata in seguito dall’uomo, dove un’ignota leggendaria sovrana
avrebbe preso le sue bellezze e magari anche i suoi gioielli.

Fermo restando che si tratta di un luogo altamente energetico,
intriso di suggestioni misteriose, tutte le ipotesi rimangono
aperte. Potrebbe trattarsi di un centro esoterico etrusco o di un
tempio cabirico, dedicato a divinità minori delle caverne e
del fuoco o, in alternativa di una grotta sacrificale, una porta
d’accesso agli inferi, direttamente collegata con l’aldilà,
se non addirittura di un passaggio per altre dimensioni.

Dall’esterno, un cunicolo via via sempre più stretto conduce
a una sala ellittica, sempre più interna e silenziosa,
illuminata da una sorta di lucernaio naturale schermato dalle
chiome degli alberi. Da questa, un secondo corridoio conduce a una
seconda sala e da qui, attraverso un cunicolo strettissimo si
raggiunge l’ultima, il cuore del santuario, dove alcuni massi,
collocati esattamente al centro, fanno pensare ad arcaici
altari.

Non vi è, infatti, luogo più iniziatico, adatto ai
culti della terra e alle attività oracolari di una grotta.
Simbolo della gestazione e crescita dell’embrione nel corpo materno
in attesa della nascita ma, contemporaneamente, anche
dell’oscurità e della quiete che accoglie il corpo nella
tomba, allude con forza al processo simbolico di morte e rinascita,
pilastro di tutti i rituali di iniziazione e di passaggio. Morire a
una condizione, a uno status per rinascere ad un altro, rivivendo
emotivamente tutte le tappe della morte e della nascita, attraverso
un sofferto percorso dal buio verso la luce.

Laura Tuan

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