Il bambino musicale

Bambino musicale è usato in Musicoterapia per indicare l’essere musicale formatosi in noi fin dai primi mesi della gestazione. Orecchio e musica

Il termine bambino musicale è usato in
Musicoterapia per indicare l’essere musicale formatosi in noi fin
dai primi mesi della gestazione. Il primo degli organi di senso che
si forma nel feto è l’orecchio, verso il 45° giorno,
utilizzato per prendere contatto con il suo mondo, rappresentato
inizialmente dall’ambiente intrauterino e, dopo il parto, dalla
mamma.

Nella nostra società, prevalentemente basata
sull’immagine, l’udito viene spesso trascurato a vantaggio
pressoché esclusivo dell’incremento del senso della vista.
Dimentichiamo progressivamente come si ascolta. Releghiamo al
nostro udito solo il compito di sentire, per lo più in modo
passivo.

L’ascolto è una prerogativa della mente più che
del cervello. L’orecchio non riceve solo il suono, ma inviando lo
stimolo uditivo direttamente al cervello, innesca un processo
creativo del pensiero; i processi fisici e cognitivi dell?udito
sono tutt?altro che passivi.

La musica ha un potere evocativo, immaginativo, simbolico.
Colpisce la sfera percettiva del nostro corpo in senso olistico,
perché le frequenze dei suoni sono udibili anche attraverso
l?apparato osseo e le parti molli dell?organismo, generando una
vibrazione per simpatia?.

Ma la musica colpisce anche la nostra mente evocando ricordi,
immagini ed emozioni connesse.
Più prendiamo contatto col nostro universo sonoro (il
bambino musicale appunto) più abbiamo accesso ad
una conoscenza profonda di noi stessi e della nostra sfera
affettiva ed emotiva.
Possiamo dire che la musica è il mezzo più preciso
per conoscere a fondo noi stessi.

Chi si ammala fisicamente e mentalmente non fa altro che
interrompere un processo di comunicazione sia nei confronti del
mondo esterno che con se stesso. Si pregiudicano i contatti e i
normali rapporti con l?ambiente e pian piano l?individuo raggiunge
un tale isolamento da divenire straniero a se stesso.

La musica da sola non può essere usata al pari di un
farmaco da somministrare per curare tali tipi di disagi come si
cura un raffreddore o un mal di testa. Il terapista si pone in
relazione con il paziente come un musicista si pone davanti ad uno
spartito musicale e cerca di leggere, interpretare la musica
inscritta nella sua persona. La musica può facilitare
l?acquisizione e lo sviluppo della conoscenza di sé e degli
altri, dà ?voce? alle emozioni inespresse per riconoscerle e
imparare a gestirle.

La musica usata come terapia è una possibilità che
riguarda non solo disagi di tipo grave (come psicosi, nevrosi,
fobie, e comunque sotto stretto controllo medico) ma anche chi
volesse incominciare a comprendere qualcosa di più di
ciò che accade attorno e dentro di sé, per ritrovare
l?equilibrio armonico di cui parlavano i nostri antenati greci, il
bambino musicale che è in lui.

Giacomo Cassano

(Musicista ? Musicoterapista) lavora presso ?Lo Spazio? di
Limbiate (MI).
Per info: [email protected]

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