Biologico

Il bio “Gas” buono da mangiare

Fare la spesa attraverso un Gruppo di acquisto solidale (Gas) significa comprare biologico direttamente dal produttore e privilegiare il commercio che sostiene progetti sociali.

Di Gas in Italia ne esistono diversi. Ognuno di loro ha alle
spalle una storia differente: per ambiente di provenienza del
gruppo fondatore (centri sociali, associazioni dei consumatori,
botteghe del commercio equo, un gruppo di amici…); per numero di
partecipanti (esistono Gas costituiti da poche persone e altri da
centinaia); per ripartizione delle mansioni all’interno del gruppo;
per tempi e modi di consegna dei prodotti; e così via.

Tutti i gruppi sono però accomunati da un’identica
“filosofia di vita”: quella che il mondo si può cambiare
anche facendo la spesa.

Entrare a far parte di un GAS è come iscriversi a una scuola
di etica del consumo: solo alimenti biologici ed ecologici,
acquistati tendenzialmente da piccoli produttori locali – in questo
modo si riduce lo spreco energetico e l’inquinamento causato da
inutili trasporti – che i partecipanti del gruppo conoscono
personalmente; e poi prodotti del commercio equo e solidale
acquistati dalle Botteghe, gli unici negozi “ammessi” dai GAS e,
anzi, sostenuti proprio perché etici. I salari dignitosi, le
condizioni di lavoro umane, il recupero delle tradizioni agricole
locali orientate al biologico garantiti dal circuito del Commercio
Equo, incarnano l’essenza del prodotto Gas per eccellenza:
solidale, pulito e ben pagato.

Ma come funziona un Gas? Anche qui esistono diversi stili: in linea
di massima si può dire che i soci si dividono i compiti
(ordini, ritiro delle merci, stoccaggio in magazzino o in casa di
qualcuno…). Gli ordini possono essere settimanali (verdura),
mensili o semestrali (prodotti confezionati o detersivi). I
prodotti disponibili sono numerosi (pasta, riso, pane – molte volte
fatto in casa – olio, passata di pomodoro, legumi, formaggi, carne
e verdura, detersivi e cosmetici).

Ei prezzi? Per il consumatore più bassi di quelli di negozi
e GDO, e per i piccoli produttori bio più “equi” di quelli
generalmente riconosciuti loro dai grandi distributori.

 

Claudio Vigolo

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