Biologico

Il biologico firmato dall’università di Bologna

Il consumo di biologico “tiene” in Italia. Esistono problemi organizzativi e di gestione della produzione e del mercato. Problemi che, per la prima volta in Italia, sono stati affrontati attraverso l’esame di una serie di dati sperimentali, durante il convegno nazionale Frutticoltura Biologica. Università di Bologna.

Fabio Lunati di Nomisma ha “definito il campo”. La frutticoltura
Bio in Italia nel 2003 era su 84.793 ettari (nel 2001 la superficie
fu di 62.000 Ha e nel 2002 di 77.500), comprensivi di produzione e
conversione. Gli agrumi rappresentano il 47% del totale, seguiti
dalla frutta in guscio (es. castagna e nocciola) con il 28%, mentre
mele pere, pesche ecc, si accontentano del 16% (altre
varietà rappresentano il 9% del totale).

Il mezzogiorno vanta il primato delle superfici, con il 60,6%
del totale, il nord si ferma al 28,7% e il centro è ad
appena il 10,7%.
Secondo Silverio Sansavini (Università di Bologna) nei Paesi
Europei le colture frutticole biologiche hanno rese produttive
costantemente inferiori, dal 20 al 60% rispetto a quelle
convenzionali. Nel melo, in alcuni paesi (es. Olanda) si scende
addirittura a rese inferiori alle 15 tonnellate all’ettaro (mele) e
alle 10 (pere). Calo che sembra dovuto a diverse cause: inadeguata
efficacia dei mezzi tecnici di difesa consentiti; incapacità
del coltivatore di modificare le tecniche colturali e di difesa cui
era abituato. Solo un adeguato sovrapprezzo (che vada a coprire i
maggiori costi e rischi), può rendere conveniente le colture
frutticole biologiche.
Questo Convegno di Cesena è stato anche l’occasione per
presentare i risultati del Progetto Biofruit,
dell’Università di Bologna, serie di indagini di mercato e
produttive sull’aspetto qualitativo al fine di avere conoscenze
dirette e sperimentali, fornendo al settore dati certi e
scientifici. Ad esempio, è emerso che di nettarine Stark red
gold, col metodo biologico, nel 2000 se ne è raccolto 28 kg
per albero mentre con metodo di Produzione Integrata 40 kg/albero.
Nel 2001 col bio si è arrivati a 37,9 kg/albero, con
l’integrato a 62,4 kg/albero. Oppure, che per le mele Golden
Delicious nel 2000 il costo alla produzione del biologico era di
0,39 Euro/kg, mentre per l’integrato 0,21 Euro/kg, che nel 2001
sono passati a 0,35 Euro/kg per il bio e a 0,21 Euro/kg.

Costi superiori per il produttore, ma il consumatore è
disposto a spendere di più? Una risposta è venuta da
un campione di 1308 consumatori. Alcuni degli intervistati in
favore dell’abolizione dei pesticidi non erano disposti a pagare
nemmeno un centesimo in più per la frutta biologica. Anche
una parte degli intervistati la cui disponibilità a pagare
di più per il biologico era maggiore di zero non erano
disposti a spendere per l’eliminazione dell’uso di pesticidi.
“Occorre far conoscere il biologico per favorire la ripresa dei
consumi – le conclusioni di Luciano Trentini, per la Regione Emilia
Romagna – un effetto che per l’Italia è importante in quanto
siamo esportatori di bio verso il Nord Europa. A questo proposito
dobbiamo garantire una maggiore varietà e una maggior
sicurezza”. Una prospettiva valida anche per i quantitativi che il
Belpaese importa (Argentina, Africa, ecc), per cui necessita una
armonizzazione mondiale delle regole del biologico. “Dobbiamo
dotarci di un marchio italiano del bio – ha proseguito Trentini – e
non accontentarci di quello europeo, anche perché altri
Stati se lo sono dati”.

S.R.

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