Biologico

Il biologico italiano alla conquista del mercato mondiale

Il mercato globale dei prodotti biologici

Il biologico italiano si prepara ad affrontare il mercato mondiale.
E parte certamente da una posizione di favore, non solo
perché con i suoi 1.237.000 ettari, è attualmente il
terzo paese al mondo, dopo Australia e Argentina, per superficie
agricola a biologico, ma soprattutto perché il “food”
italiano gode nel mondo della fama di cibo di qualità.

Le cifre in gioco non sono assolutamente da poco. Basta pensare che
attualmente il mercato mondiale del bio si aggira intorno ai 29
miliardi di euro, di cui circa il 22% e il 40% rispettivamente per
il mercato giapponese e americano. Anche le crescite previste non
sono da sottovalutare: Nomisma, istituto di ricerca che annualmente
pubblica un rapporto sull’agricoltura italiana, stima che il
mercato giapponese del bio si attesterà nel 2005 intorno ai
6,8 miliardi di euro e quello americano raggiungerà i 20
miliardi.

C’è dunque di che sperare per l'”industria” del bio
italiana. Già oggi, sempre secondo Nomisma, le aziende
italiane agroalimentari che trattano per più del 50%
prodotti bio riescono a esportare il 77% del vino prodotto, il 75%
dell’orticole e il 74% dell’olio. Per contro, invece le aziende che
si dedicano per meno del 50% al bio esportano solo il 27% dell’olio
prodotto, il 26% di frutta e orticole e il 23% di aceto.
Produrre biologico, quindi, aiuta notevolmente l’eportazione dei
prodotti agroalimentari del nostro paese.

Prendiamo come esempio il vino: l’Italia è oggi leader nelle
esportazioni europee, fornendo ben il 72% dei 690.000 ettolitri di
vino bio che la UE esporta, contro il 22% della Francia.

Per questo alcuni organismi di controllo italiani del bio hanno
già ottenuto il riconoscimento, e altri si sono attivati per
conseguirlo, in Stati Uniti, Giappone e altri paesi,
affinché le produzioni italiane possano entrare nei mercati
internazionali più importanti.

Questa è la situazione degli organismi italiani che hanno
richiesto l’accreditamento al National Organic Program
statunitense:
– CCPB accreditato il 9 dicembre 2002
– Bioagricert accreditato l’8 gennaio 2003
– Suolo e salute seconda fase di istruttoria
– Bios, Icea, Imc, QC&I prima fase di istruttoria.

Grandi prospettive di lavoro, dunque. E di ricchezza. La speranza
è che, contando i soldi, si trovi anche il tempo per
discutere di territorialità delle produzioni e di
sovranità alimentare.

Gabriele Garbillo

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