Galline. Il biologico si colora di bianco

Le galline hanno sempre accompagnato la famiglia agricola contribuendo, con la produzione di uova, a sostenere la razione proteica della dieta quotidiana.

Le uova delle nostre vecchie galline erano caratterizzate da un
guscio colorato di bianco, oggi difficile da recuperare
perché la produzione di uova viene ottenuta con ceppi
“sintetici”, ottimi per sopravvivere in capannoni chiusi ma
incapaci di vivere all’aperto.

Per produzioni di qualità e per allevare gli animali in
ambienti aperti rispettando le loro esigenze comportamentali
è necessario scegliere razze idonee e capaci di sostenere i
disagi legati al territorio, vario nella nostra penisola: per le
aziende in pianura e in colline ricche di vegetazione le razze
più adatte all’allevamento con metodo biologico sono la
Livornese Argentata o Dorata, tipicamente italiane. Si tratta di
galline molto produttive e vivaci, in grado di volare e sfuggire
alla predazione; in ambienti collinari alti è consigliato
l’allevamento di galline di razza Ancona (piumaggio nero
picchiettato di bianco), molto resistenti e capaci di vivere in
ambienti difficili; in ambienti particolarmente freddi, ad esempio
in montagna, è consigliato invece allevare la gallina
Padovana e la gallina di Polverara, entrambe caratterizzate
dall’assenza della cresta (sostituita da un ciuffo di penne.
Infine, nelle zone calde e siccitose è la razza Siciliana,
caratterizzata da una cresta doppia, quella più adatto
all’allevamento bio.

Queste razze, tutte produttrici di uova a guscio bianco, sono state
selezionate dall’uomo nei secoli, nei diversi ambienti della nostra
penisola: il loro recupero non solo consente di mantenere vivo un
importante patrimonio genetico, ma permette anche di ottenere
produzioni di pregio, nel pieno rispetto delle esigenze biologiche
degli animali.

Maurizio Arduin

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