Il canap rosso

Due donne. Due sogni. Due passati. Un canap rosso.

Anne è in viaggio sulla transiberiana. Vuole trovare Gyl,
il suo amore di gioventù, di cui da molto non ha notizie. Con
lui ha condiviso quel sogno lassù, in quell’appartamento
disordinato pieno di libri, volantini, riviste. Erano gli anni
Settanta e i loro sogni di libertà erano fortissimi. Così
forti da rompere il loro amore.

 

Nel viaggio in treno riaffiorano alla memoria di Anne i
momenti trascorsi con Clémence, la signora del canapé
rosso: un’anziana vicina di casa che custodisce una fotografia tra
il cuscino e la spalliera del canapé su cui si siede. Una
fotografia molto cara. Che ogni giorno perde colore, soprattutto
nella mente di Clémence.

 

I loro incontri sono sempre molto piacevoli. Due volte alla
settimana Anne legge a Clémence i racconti di grandi donne,
piene di coraggio, insolenza, sfrontatezza. Il legame tra le due
donne si fa più solido. Un segreto, giorno dopo giorno le
inizia ad unire inesorabilmente. La Parigi degli anni Quaranta,
transcolora in quella degli anni Settanta. Le ideologie si
sovrappongono. I destini si aggrovigliano.

 

Intanto il viaggio di Anne prosegue, attraverso la campagna
russa, con speranze del futuro, paure e dolori del passato pronti a
graffiare il cuore e le viscere: “L’estate declinava, alla fine del
giorno una luce intensa pioveva dal cielo rendendo quasi
incandescenti i tronchi delle betulle e saturando i colori. La sera
arrivava di colpo, densa, piena di nostalgia e di una strana
agitazione, intrisa di quell’angoscia indicibile, quasi animalesca,
che precede l’oscurità, un oceano di oscurità”. Due frasi
così meritano la lettura di tutto il libro.

Una scrittura delicata, raffinata e piena di passione. Una storia
in cui passato e presente si intrecciano per non far alcuna luce
sul futuro, per insegnare ad accettare il presente. Senza
dimenticare la magia del passato. Senza dimenticare che esiste un
futuro.

Sellerio
Editore Palermo

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