Il codice del potere

Una “WikiLeaks” del IV secolo a.C.. Per la prima volta in lingua italiana direttamente, dall’originale sanscrito, il codice che svela i meccanismi del potere.

Un uomo lucido, un uomo disciplinato, un uomo presente a se
stesso, un guerriero illuminato nel corpo e nella mente. Un uomo
che disciplina innanzitutto i suoi nemici interiori, che
padroneggia se stesso, prima che gli altri. Stiamo parlando
dell’uomo di potere. Nell’India del IV secolo a.C.

 

“Il codice del potere” fu scritto dal politologo indiano
Kautilya, contemporaneo di Aristotele ed è un libro sulla
psicologia e la strategia del potere e soprattutto di colui che lo
detiene. E’ un libro, duro, spietato in alcuni passaggi.

Ascolta l’intervista al professor Gianluca Magi

Eppure, pensandoci, l’India ci è sempre stata presentata come
terra di mistici, siamo soliti collegarla a calma, pace interiore e
fiori di loto. Come è possibile allora che abbia concepito
un’opera così strategica, così concreta, sulla natura,
sulle dinamiche e sugli stratagemmi del potere?

 

In Occidente abbiamo una visione dell’India distorta, dovuta
al fatto che quando i portoghesi arrivarono in Asia, colsero
unicamente una civiltà mistica. Dato vero, ma non completo.
L’India è anche questo, ma non solo.

 

Lo capirete leggendo questo affascinante codice, spiegato da
Gianluca Magi, professore di storia e filosofia della religione
indiana alla facoltà di sociologia di Urbino che ha curato
questa prima traduzione accessibile in lingua europea, direttamente
dall’originale sanscrito.

Nell’ultima frase del codice si dice che è stato composto per
indignazione al malgoverno precedente e che rivitalizzò senza
indugio la scienza del potere e del comando sulla terra. Un libro
di ieri estremamente attuale.

 

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