Il feng shui, la disciplina “sottile”

Il feng shui secondo il bioarchitetto Mauro Beltrame. La sua visione dell’architettura e della casa in un’intervista.

Le richieste per consulenze feng shui sono aumentate negli ultimi anni?
Non sono in grado di dirlo, perché fino a pochi anni fa inserivo nei miei progetti elementi della filosofia feng shui senza dichiararlo ai clienti! Sarebbe servito a poco, perché questa disciplina cinese ha raggiunto soltanto ultimamente una certa popolarità. Ho iniziato come bioarchitetto e via via ho applicato le conoscenze feng shui acquisite nel corso degli anni.

Ho notato comunque che adesso, che ne parlo con i clienti, incontra sempre più curiosità e interesse. Inoltre mi sono accorto ormai da tempo che è importante raccontare di questi accorgimenti perché ogni volta che lo faccio è come se questi si rivitalizzassero.

Per arredare un appartamento e giungere all’armonia, all’equilibrio proprio del feng shui, può essere sufficiente comperare qualche buon libro e seguirne i consigli?
Questo probabilmente è il più grosso equivoco per quanto riguarda il feng shui. La situazione è abbastanza complessa! In Occidente abbiamo informazioni contraddittorie perché la persona che ci parla di feng shui è occidentale oppure cinese ma vive in Occidente. Sai perché? perché i maestri di feng shui sono stati eliminati fisicamente dal governo cinese a partire dalla rivoluzione culturale. E quelli sopravvissuti ovviamente si nascondono e di certo non vanno a sbandierare ai quattro venti chi sono in realtà, perché ancora oggi temono per la loro vita. Quindi, chi parla di feng shui, generalmente lo fa adattando la filosofia cinese alla cultura occidentale. Cosa significa questo? Significa semplicemente che il feng shui viene considerato solo nel suo aspetto fisico, a prescindere dal suo “aspetto sottile”, espresso in elementi
filosofici, religiosi e psicologici.

disciplina feng shui
Il museo ArtScience di Singapore. Nella sua costruzione è stato coinvolto anche un maestro di feng shui © Chris McGrath/Getty Images

Inoltre a tutt’oggi in Occidente ci sono ben nove scuole di feng shui, ognuna con i suoi libri. Queste scuole non sono in contrasto per l’ideologia, quanto piuttosto per le tecnologie e le applicazioni. Quindi quando io compero un libro, come faccio a sapere quale di queste scuole seguo?

Ci sono similitudini tra l’architettura occidentale e il feng shui? E che differenze ci sono tra il modo di concepire la casa secondo un occidentale e un orientale?
Di fondo l’architettura occidentale e quella orientale hanno un medesimo concetto di base: il raggiungimento di un equilibrio. Tuttavia, mentre l’architettura occidentale lo raggiunge attraverso l’uso della simmetria, quella orientale vi perviene attraverso un dinamismo: uno yin non è mai uguale a uno yang: sono sempre in relazione mutevole, ora domina uno ora l’altro, il compito è equilibrare queste due forze.

E’ interessante notare il fatto che l’architettura occidentale più bella e importante è quella che ha costruito secondo rapporti puri: relazioni armoniche, cabala ed esoterismo sono i molteplici aspetti della nostra cultura passata (greca, romana, rinascimentale, gotica). Seguire questa “scuola esoterica” significa costruire dando energia e armonia spaziale, ma in occidente questo scuola è andata via via morendo.

In Oriente la costruzione di una casa veniva fatta considerando sempre la matrice energetica del sito sul quale si andrà a costruire, anche in questo caso il sito deve essere in equilibrio: le disomogeneità dovevano essere appianate. La scienza che anche in Occidente prende in considerazione queste problematiche è la geobiologia. Per esempio possiamo trovare delle analogie nei reticoli di Hartmann e Curie con le linee del drago: in entrambi i casi si tratta di linee energetiche misurabili sottoterra.

Un’altra importante differenza è il modo in cui viene vissuto il passare del tempo: mentre per un occidentale la casa è uno spazio che si deteriora e sul quale intervengo con degli interventi mirati di sostituzione e rinnovo delle parti, per gli orientali la casa è un organismo vivente, soggetto a malattie e all’invecchiamento: gli occhi sono le finestre, gli intonaci la pelle e così via. Il degrado è legato al valore energetico del sito: minore sarà tale valore maggiore sarà il degrado. Lo stesso concetto vale anche per gli oggetti. La maggiore vitalità di un oggetto dipende dal fatto che esso sia stato creato e costruito dall’uomo e non dalla macchina, perché è l’uomo a trasmettere energia. Il suo degrado quindi sarà minore in ciò che è costruito artigianalmente.

di Tomaso Scotti
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