Il futuro dell’agopuntura in Occidente

L’auspico per il futuro è che l’agopuntura del terzo millennio non rinunci, per penetrare e diffondersi ancor più in occidente, alle sue radici.

Previsioni sul futuro dell’agopuntura. La moderna chirurgia non avrebbe potuto svilupparsi senza l’ausilio
dell’anestesia e questa non sarebbe nata senza la scoperta del
curaro, proveniente dall’America del Sud. Oggigiorno, nessun
anestesista, quando induce una curarizzazione, pensa di praticare
la medicina amazzonica. È probabile quindi che anche
l’agopuntura entrerà gradualmente a far parte della medicina
occidentale.

Se l’agopuntura riscuote oggi l’interesse non solo del pubblico ma
anche di tutto l’ambiente scientifico è perché,
semplicemente, funziona, da cinquemila anni e sotto ogni
latitudine. Benché la ricerca scientifica sui suoi
meccanismi di azione in termini occidentali sia non solo lecita, ma
anche doverosa, l’auspico che formuliamo è che l’agopuntura
del terzo millennio non rinunci, per penetrare e diffondersi ancor
più in occidente, alle sue radici.

Il pensiero medico cinese, che pone al centro della propria
attenzione lo stato di salute e non la malattia, il mantenimento
della fisiologica attività dell’organismo prima ancora che
la lotta all’evento patologico, può fornire spunti di
riflessione alla nostra medicina, da un secolo troppo indirizzata
alla malattia. D’altra parte il pensiero medico/filosofico cinese
tradizionale, pervaso dal senso dell’unitarietà del vivente,
dove non esistono dualismi funzione/struttura, energia/materia,
psiche/soma, può aiutare quello medico/scientifico
occidentale a riappropriarsi di una visione d’insieme, che la
sofisticazione della nostra ricerca scientifica, sempre più
approfondita e dettagliata, ha rischiato di perdere.

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