Il linguaggio delle Upanishad

Scritte in forma di leggende, parabole, dialoghi, si servono di espressioni simboliche pi

La conoscenza spirituale è impartita con il miglior
risultato, non tanto attraverso la precisione della ragione e della
logica, quanto attraverso l’immagine, l’arte, la poesia. I
più alti insegnamenti sono formulati nel linguaggio del
cuore dell’uomo, perché è il cambiamento dei
sentimenti del cuore, e non soltanto della comprensione
dell’intelletto, che tocca l’essere dell’uomo interiore.
Il mito, il racconto, la poesia, sono espressione di un’esperienza
o stato di coscienza, non di una filosofia formale.

Le Upanishad esprimono, in forma poetica e mitologica, le
realizzazioni interiori dei Rishi, poeti-veggenti. Sono espressione
delle illuminazioni degli antichi maestri, non trattati
logico-filosofici.
Viene affermato il valore di jnana o vidya, ossia conoscenza,
intesa come esperienza-realizzazione, non come conoscenza
intellettuale o erudizione.
La loro filosofia è in primo luogo un’esperienza,
conoscibile intuitivamente e intelligibile solo nella condivisione
dell’esperienza stessa.

Quanto al linguaggio delle Upanishad e al loro approccio
all’insegnamento spirituale, ricordiamo quanto viene detto nei
Vangeli gnostici, Filippo 67,10: “La verità non è
venuta nuda in questo mondo, ma in simboli e immagini. Non la si
può afferrare in altro modo.”

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